Palermo, la morte di Simona Cinà: annegamento certo, ma le domande restano
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Redazione Interno
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L’acqua nei polmoni non mente: Simona Cinà, la pallavolista ventottenne di Bagheria, è morta affogata nella piscina di una villa ad Aspra, dove nella notte tra il 2 e il 3 agosto si stava celebrando la festa per la laurea di due amici. Quello che l’autopsia, eseguita dai consulenti della Procura di Termini Imerese, non spiega è il perché. Perché una giovane atleta, senza patologie cardiache rilevate, sia finita sott’acqua senza che nessuno se ne accorgesse in tempo. Perché, nonostante i soccorsi immediati di chi l’ha trovata esanime alle quattro del mattino, non ci sia stato nulla da fare.
Il fascicolo aperto dalla magistratura – ipotesi di reato omicidio colposo – riflette l’assenza di risposte chiare. Tra gli elementi che alimentano i dubbi c’è un segno sulla nuca, lieve ma presente, che potrebbe far pensare a un trauma prima dell’annegamento. E poi c’è l’ipotesi, ancora da verificare, che Simona abbia assunto sostanze stupefacenti senza saperlo: un bicchiere contaminato, una droga ingerita inconsapevolmente. L’analisi tossicologica, attesa nei prossimi giorni, potrebbe fare luce su questo aspetto.




