La decisione di Nawrocki e la risposta di Zelensky: l'Ordine dell'Aquila Bianca al centro della crisi tra Polonia e Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La storia, con le sue ferite ancora aperte, si è messa nuovamente di traverso nei rapporti tra Polonia e Ucraina, due alleati strategici nella resistenza all'espansionismo russo. Il presidente polacco Karol Nawrocki, con una mossa che ha scosso gli equilibri diplomatici, ha deciso di revocare a Volodymyr Zelensky l'Ordine dell'Aquila Bianca, la più alta onorificenza della Repubblica di Polonia.

Una decisione che non è stata condivisa dal primo ministro Donald Tusk e che ha immediatamente innescato una spirale di tensione, con il presidente ucraino che ha prontamente risposto restituendo la medaglia per posta, in un duello simbolico che va ben oltre la mera formalità.

L'ordine, concesso a Zelensky nell'aprile del 2023 dal suo predecessore Andrzej Duda come riconoscimento per il suo contributo alla sicurezza europea e al rafforzamento dei legami bilaterali, è stato ora al centro di uno strappo che affonda le radici in un passato doloroso. Il casus belli è rappresentato da un decreto firmato da Zelensky il 26 maggio scorso, con il quale si è deciso di intitolare un'unità delle Forze per Operazioni Speciali dell'Ucraina agli "eroi dell'Esercito Insurrezionale Ucraino" (UPA).

Per molti ucraini, l'UPA è un simbolo della lotta per l'indipendenza contro l'Unione Sovietica e la Germania nazista, ma per la Polonia rappresenta il perpetratore di un genocidio che tra il 1943 e il 1944 causò la morte di oltre centomila civili polacchi, in gran parte donne e bambini, nelle regioni della Volinia e della Galizia orientale.

La risposta di Varsavia e il rifiuto delle ragioni politiche interne

Il presidente Nawrocki, storico di professione, ha giustificato la sua scelta con la necessità di difendere la memoria delle vittime polacche, sottolineando che l'omaggio all'UPA da parte di Kiev costituiva un oltraggio inaccettabile e una violazione degli sforzi di riconciliazione storica.

"I polacchi hanno il loro limite di pazienza, ed è stato superato", ha dichiarato Nawrocki, precisando tuttavia che la sua decisione non era rivolta al popolo ucraino e non avrebbe cambiato l'orientamento strategico della Polonia nel sostenere la difesa ucraina dall'aggressione russa. Una posizione, quest'ultima, ribadita con forza per scongiurare il timore di un indebolimento del fronte anti-Mosca.

Nawrocki ha inoltre respinto al mittente le accuse di Zelensky, il quale aveva interpretato il gesto come una mossa di politica interna legata alla campagna elettorale polacca. "Questa disputa non ha nulla a che fare con gli affari interni della Polonia", ha affermato Nawrocki, "tutti i polacchi sanno e capiscono quanto danno i nazionalisti ucraini hanno causato alla Polonia".

Dall'altra parte, il premier Donald Tusk ha espresso un netto dissenso, temendo che la crisi diplomatica possa giocare a favore del Cremlino. Tusk ha definito la revoca dell'onorificenza una mossa che "delizia" Mosca e ha invitato i due presidenti a calmare gli animi, mettendo in guardia dal rischio che ogni indebolimento del rapporto bilaterale venga strumentalizzato dalla propaganda russa per minare l'unità dell'alleanza.

Le parole di Tusk trovano eco nelle preoccupazioni di altri esponenti politici polacchi, come il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz e il capo della diplomazia Radosław Sikorski, secondo cui l'unico vincitore in questa "guerra di medaglie" sarebbe Mosca.

La replica di Kiev e le dimissioni collettive dalle onorificenze

La replica di Volodymyr Zelensky non si è fatta attendere. Nel suo intervento, il presidente ucraino ha definito la decisione di Nawrocki come parte di una battaglia politica interna polacca e ha annunciato di aver rispedito l'Ordine dell'Aquila Bianca a Varsavia, con tanto di ricevuta postale.

"Se si ritiene che questo simbolo speciale possa rimanere a Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schröder, allora noi in Ucraina non discuteremo", ha affermato Zelensky, con una pungente ironia volta a sottolineare l'assurdità della scelta polacca e l'esistenza di altri personaggi storici ben più controversi insigniti della stessa onorificenza.

Zelensky ha inoltre ribadito la gratitudine dell'Ucraina verso il popolo polacco per il sostegno fornito dall'inizio dell'invasione russa, pur dichiarando che Kiev sarebbe rimasta aperta a un dialogo significativo per superare le divergenze interpretative sui capitoli più dolorosi della storia comune, ma senza accettare imposizioni.

Il gesto di Zelensky ha innescato un effetto domino: tre ex presidenti ucraini, Leonid Kuchma, Viktor Yushchenko e Petro Poroshenko, insieme ad altri alti funzionari come il capo dell'ufficio presidenziale Kyrylo Budanov e il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, hanno annunciato a loro volta la restituzione delle onorificenze polacche in loro possesso.

Un'ondata di solidarietà che, se da un lato dimostra la compattezza della classe dirigente di Kiev, dall'altro ha suscitato perplessità in alcuni osservatori, come l'ex premier Arseniy Yatsenyuk, secondo il quale una decisione sbagliata del presidente polacco non può essere corretta da altre decisioni sbagliate dalla parte ucraina, che rischiano solo di approfondire il solco con uno dei partner più importanti.

Un conflitto di memorie in un momento di fragilità geopolitica

Il fulcro della discordia rimane quindi la diversa percezione storica dell'UPA e del suo ruolo durante la Seconda Guerra Mondiale, una frattura che il conflitto in corso ha riportato in primo piano con prepotenza. La mossa di Zelensky di riabilitare figure del nazionalismo ucraino, culminata con la sepoltura con onori statali del leader OUN Andriy Melnyk il 25 maggio, rappresenta un tentativo di forgiare un pantheon nazionale di eroi nella resistenza contro Mosca, ma ha inevitabilmente urtato la sensibilità di Varsavia e Gerusalemme.

L'Ucraina, pur ringraziando la Polonia per l'aiuto militare e per aver accolto milioni di rifugiati, difende il proprio diritto a riscrivere la propria storia, mentre la Polonia non può e non vuole dimenticare le vittime della Volinia.

Mentre le due capitali si scambiano accuse e gesti simbolici, la tensione si inserisce in un contesto geopolitico già di per sé incandescente. La Polonia, pur essendo uno dei pilastri logistici e militari dell'Ucraina, vede messa a dura prova la sua pazienza da quelle che considera provocazioni inaccettabili.

La decisione di Zelensky di evitare il transito dall'aeroporto polacco di Rzeszow per i suoi viaggi internazionali è solo l'ultimo segnale di un deterioramento dei rapporti che, come hanno avvertito Tusk e altri, rischia di indebolire il fronte occidentale proprio nel momento in cui la Russia cerca crepe nell'alleanza. La crisi, alimentata da un passato di sangue, si consuma oggi in un presente segnato dalla guerra, dove le parole e i simboli assumono un peso politico enorme, rischiando di oscurare la comune minaccia rappresentata dal Cremlino.

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