A Roma il corteo del M5S contro il riarmo europeo, con una delegazione del Pd
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Redazione Interno
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Nella capitale, oggi, si è mosso il corteo organizzato dal Movimento 5 Stelle per contestare il piano europeo di riarmo, definito dai manifestanti come "l’Europa delle armi". L’appuntamento, partito da piazza Vittorio nel primo pomeriggio, ha visto la partecipazione non solo di militanti e simpatizzanti pentastellati, ma anche di una delegazione del Partito Democratico, segno di un’alleanza che, pur tra divergenze, mantiene una certa coesione su temi specifici.
Elly Schlein, segretaria del Pd, ha chiarito le ragioni della presenza dei suoi: «Le nostre posizioni non coincidono su tutto, ma condividiamo una forte critica alla proposta della Commissione europea». Secondo Schlein, l’idea di una difesa comune non dovrebbe andare a scapito delle politiche sociali e della coesione, un tema che unisce le forze di governo in molte amministrazioni locali. «Quando un alleato scende in piazza, lo ascoltiamo», ha aggiunto, sottolineando una linea che definisce "testardamente unitaria".
Tra gli interventi previsti sul palco ai Fori Imperiali, quelli dello storico Alessandro Barbero, del rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari e di Giuseppe Onufrio, rappresentante di Greenpeace, a conferma di un’adesione che va oltre i confini del movimento. Non sono mancati, tra la folla, striscioni e simboli che richiamavano altre battaglie, come quello esposto da un gruppo di sardi – giunti a Roma insieme alla governatrice Alessandra Todde – con la scritta «Giù le mani da Alessandra Todde», chiaro riferimento alla controversia sulla sua eventuale decadenza.
Lo slogan più ripetuto, tuttavia, è stato quello che chiede «più lavoro, meno armi», riassumendo la critica a un’Europa che, secondo i manifestanti, privilegerebbe gli investimenti militari a discapito del welfare. La manifestazione, nel suo insieme, ha rappresentato un momento di mobilitazione trasversale, con partecipanti che, al di là delle sigle, hanno condiviso l’opposizione a quella che viene percepita come una deriva militarista.




