Avvelenati dalla ricina a Pietracatella, il duplice omicidio e la nuova pista sull'ex sindaco Di Vita

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un vertice operativo tenutosi tra la Squadra Mobile di Campobasso e la Procura di Larino avrebbe aperto uno scenario inedito e potenzialmente decisivo nel giallo del duplice omicidio per avvelenamento da ricina a Pietracatella. Stando a quanto emerso nel corso del briefing, gli inquirenti starebbero ora vagliando con particolare attenzione la possibilità che il bersaglio primario del killer non fosse una delle due vittime designate, bensì l'ex sindaco del paese, Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne decedute.

L'ipotesi, che modifica radicalmente la prospettiva investigativa, suggerisce che l'attentato potesse essere concepito per colpire l'uomo, finendo poi per avvelenare tragicamente l'intero nucleo familiare.

La svolta investigativa e il vertice a Larino

Nel corso dell'incontro, che è stato descritto come un momento di verifica e di coordinamento sulle risultanze emerse finora, gli investigatori avrebbero condiviso gli elementi che iniziano a delineare un disegno criminoso diverso rispetto alle prime ipotesi formulate nei mesi scorsi. Mentre le indagini si erano inizialmente concentrate sulla cerchia di frequentazioni delle vittime, la nuova pista orienterebbe le ricerche verso possibili nemici o soggetti con i quali Di Vita, nella sua veste di amministratore locale, avrebbe potuto avere contrasti.

La ricostruzione, ancora in fase di accertamento, non ha trovato al momento riscontri ufficiali, ma rappresenta il filone lungo il quale si stanno concentrando le verifiche degli inquirenti, che mantengono il massimo riserbo sulle attività in corso.

La tragedia e i sintomi dell'avvelenamento

La vicenda ha inizio nei giorni che hanno preceduto lo scorso Natale, quando nella casa di famiglia a Pietracatella, in via Risorgimento, Antonella Di Ielsi, 45 anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita hanno iniziato a manifestare i primi sintomi di una grave intossicazione.

Inizialmente ricondotta a un'ipotetica contaminazione alimentare, la causa dei decessi, avvenuti a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, è stata poi chiarita solo diversi mesi più tardi, quando gli esami tossicologici hanno confermato la presenza di ricina, un veleno potentissimo derivato dai semi di ricino, per il quale non esiste un antidoto specifico e che agisce inibendo la sintesi proteica nelle cellule, provocando danni irreversibili agli organi.

La scoperta ha trasformato quella che sembrava una tragica fatalità in un duplice omicidio, dando il via a un'indagine complessa e articolata.

I 131 reperti sotto la lente della Scientifica

Il fulcro dell'inchiesta, condotta dalla Procura di Larino con il supporto della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile, è rappresentato dall'analisi meticolosa di un ingente numero di reperti, ben 131, prelevati lo scorso 30 luglio all'interno dell'abitazione delle vittime.

Durante quell'ispezione, durata diverse ore, gli agenti hanno passato al setaccio l'appartamento di via Risorgimento, raccogliendo tamponi e campioni da ogni superficie potenzialmente a contatto con la sostanza tossica: non solo alimenti e utensili da cucina, ma anche abiti, mobili, suppellettili e oggetti di uso quotidiano.

L'obiettivo degli investigatori è duplice: da un lato, individuare il cosiddetto "vettore", ovvero il mezzo o il supporto attraverso il quale la ricina è stata somministrata alle due vittime; dall'altro, risalire alla fonte di approvvigionamento del veleno, un compito reso estremamente arduo dalla rarità e dalla pericolosità della sostanza, che richiede competenze specifiche per essere estratta e manipolata.

L'attesa per i risultati del Robert Koch Institute

In parallelo alle analisi condotte in Italia, gli inquirenti attendono con ansia i riscontri scientifici dal Robert Koch Institute di Berlino, l'ente di ricerca tedesco di fama mondiale che è stato incaricato di effettuare accertamenti comparativi sui campioni inviati. La collaborazione internazionale, attivata proprio per la complessità e la rarità del caso, potrebbe fornire elementi cruciali per determinare con esattezza la concentrazione di ricina presente nei reperti e per tracciare una mappa più precisa della sua diffusione all'interno dell'ambiente domestico.

I risultati di questi esami, che si aggiungono alle verifiche già effettuate dai laboratori italiani, sono considerati un passaggio obbligato per sciogliere i nodi ancora irrisolti dell'inchiesta. Nel frattempo, il muro di silenzio che si è alzato attorno alle indagini, con fonti vicine al caso che evitano accuratamente di rilasciare dichiarazioni pubbliche, viene interpretato dagli osservatori come il segnale che gli investigatori siano ormai prossimi a un punto di svolta.

Non ci sono al momento indagati formalmente iscritti nel registro degli indagati, né sono stati resi noti i nomi di eventuali persone sottoposte ad accertamenti, mentre gli inquirenti continuano a vagliare ogni pista, inclusa quella che vede nell'ex primo cittadino l'obiettivo mancato di un regolamento di conti rimasto senza esecutore.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.