Meloni: no alleanze con chi vota contro Kiev, "non sono buona per tutte le stagioni"
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Redazione Esteri
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"Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale". Parlando di sé in terza persona, la presidente del Consiglio ha spiegato al direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, perché non intende allearsi con forze politiche che votano contro il sostegno all'Ucraina. "Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove.
E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati".
La linea atlantica giustificata dal patriottismo
Meloni ha argomentato la propria posizione sul sostegno a Kyiv richiamandosi esplicitamente al concetto di patriottismo: "Quando ti definisci un patriota la prima domanda a cui devi rispondere è: sei in grado di mettere la Patria prima di te stesso?". Secondo la premier, "in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l'Ucraina, piuttosto che farlo. Solo che io non ho sostenuto l'Ucraina per Kiev, io ho sostenuto l'Ucraina per Roma".
La presidente del Consiglio ha motivato questa scelta con il rischio che l'Italia avrebbe da perdere "in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte". Sulle spese militari ha aggiunto che per una nazione somigliano "alle spese che una famiglia sostiene per la sicurezza della propria casa", riconoscendo che "è impopolare dire che bisogna spendere anche in difesa. Ma purtroppo è necessario".
L'ironia sui leader avversari: da Vannacci a Conte
Nel corso dell'intervista, Cerasa ha proposto alla premier di scegliere un film o una serie televisiva per ciascuno dei leader degli altri partiti, riprendendo un esercizio che la stessa Meloni era solita fare alla manifestazione di Atreju. "A Conte e Schlein consiglio Una poltrona per due, e non credo che serva spiegare il perché. A Renzi Ritorno al futuro, per la nostalgia degli anni che furono. A Calenda L'ultimo dei Mohicani, per la tenacia con cui si oppone agli estremismi della sinistra".
Il riferimento più tagliente ha riguardato Roberto Vannacci: "A Vannacci consiglierei Il Mago di Oz, perché l'uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po' quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con la IA di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi".
A Tajani e Salvini la presidente del Consiglio ha invece consigliato Stranger Things, "serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all'apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni".
L'amarezza per le critiche e la difficoltà di governare
Meloni ha affrontato anche il tema delle critiche ricevute nel corso degli anni: "Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare". La premier ha ricordato di essere stata accusata "di tutto, anche di avere le mani sporche di sangue e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata", definendo queste accuse come qualificanti "soprattutto chi le formula".
Ha poi rivelato una riflessione personale: "Se c'è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: 'Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione'. È verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile di quanto lo sia in realtà".
Il quadro economico e i limiti dichiarati dall'esecutivo
Sul fronte economico, la presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati occupazionali del suo governo, citando "più di un milione di nuovi posti di lavoro" e un aumento di 1,3 milioni di contratti a tempo indeterminato dall'insediamento dell'esecutivo. Ha però riconosciuto l'esistenza di "debolezze strutturali che la nostra Nazione si trascina da molti anni", tra cui "il costo dell'energia che frena la competitività delle imprese italiane" e la "bassa produttività" connaturata a un sistema produttivo "fatto in prevalenza di micro e piccole imprese".
Meloni ha ammesso che "mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema". Quanto alla pressione fiscale, ha precisato che "l'indice in questi anni non si è ridotto ma si sono ridotte le tasse che pagano imprese, lavoratori e famiglie, ed è questa la cosa che conta".
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