Il petrolio in ribasso nonostante la cautela dell’oro, mentre Trump riaccende le tensioni con Teheran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Alle 9:00 del 3 luglio 2025, i future sul petrolio hanno registrato un calo, scendendo a 66,8 dollari al barile, con una perdita di 0,65 rispetto alla chiusura precedente. Un movimento contrario alle attese, considerando il tentativo rialzista avviato nella stessa seduta, che aveva fatto sperare in una ripresa del trend positivo dopo i massimi relativi della settimana scorsa. Il quadro tecnico, per quanto neutrale, mostrava segnali di un moderato ottimismo, destinato però a svanire senza nuovi impulsi esterni.

Intanto l’oro, spesso considerato un rifugio nei momenti di incertezza, ha proseguito su toni prudenti, scambiandosi a 3.361,74 dollari dopo un’apertura a 3.357,63. La divergenza tra i due asset lascia spazio a interpretazioni contrastanti: da un lato, i mercati sembrano aver metabolizzato le recenti tensioni in Medio Oriente, dall’altro, la fragilità del petrolio suggerisce che non tutto è stato completamente digerito.

Le borse, infatti, hanno reagito con relativa tranquillità all’ultima escalation tra Israele e Iran, incluso il controverso intervento militare voluto da Donald Trump, che ha ordinato attacchi aerei contro i siti nucleari iraniani. Un episodio che, nonostante la gravità, è stato rapidamente archiviato dagli investitori come un evento circoscritto. Eppure, la possibilità di nuovi shock geopolitici non può essere esclusa, soprattutto se si considera che lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transita il 20% del petrolio globale — resta un punto critico.

Gli analisti, per ora, escludono uno scenario estremo come il blocco totale del passaggio marittimo, che spingerebbe i prezzi ben oltre i 120 dollari al barile. Ma la soglia psicologica dei 64 dollari, recentemente toccata dal greggio, rappresenta un livello pericoloso: una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada a un ulteriore declino verso i 62-62,20 dollari.

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