Operazione “Wolf’s Soccerball” della Finanza, maxi sequestro tra Avellino, Caserta e Padova: oltre 900 gadget contraffatti con il logo della squadra di calcio, tra palloni e sciarpe abbinati a uova di Pasqua
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Redazione Interno
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La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Avellino, nell’ambito di un servizio predisposto per il contrasto alla contraffazione e alla violazione della proprietà industriale, ha messo a segno un’operazione di ampio respiro che si è estesa ben oltre i confini provinciali, coinvolgendo i reparti dei Comandi di Caserta e Padova. L’attività investigativa, battezzata “Wolf’s Soccerball” e scattata in prossimità delle imminenti festività pasquali, trae origine da controlli mirati in diversi esercizi commerciali della provincia irpina. I finanzieri del Gruppo Avellino e della Compagnia di Ariano Irpino hanno inizialmente rilevato la presenza, sugli scaffali di alcuni negozi, di confezioni regalo pasquali composte da un uovo di cioccolato abbinato a un pallone da calcio; un prodotto, quest’ultimo, che riportava il logo della locale squadra, l’Unione Sportiva Avellino. Il marchio in questione, come accertato dagli stessi militari, è però regolarmente depositato e tutelato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi dall’associazione che ne detiene la proprietà, e la versione riprodotta sui palloni – e successivamente si è scoperto anche su alcune sciarpe – è apparsa sin da subito palesemente alterata e, quindi, contraffatta.
Le ramificazioni dell’inchiesta e la ricostruzione della filiera commerciale
L’immediatezza dell’intervento e l’analisi della documentazione commerciale acquisita hanno permesso agli investigatori di non limitarsi al sequestro della merce esposta, bensì di avviare una complessa attività di ricostruzione dell’intera filiera distributiva. Le indagini, coordinandosi con altri reparti del, hanno così svelato una rete imprenditoriale strutturata che riforniva i punti vendita irpini. I prodotti, infatti, una volta importati, venivano smistati attraverso aziende operanti non solo in Campania, con ramificazioni nel casertano, ma anche nel padovano, dove ha sede uno degli anelli nevralgici di questo circuito commerciale illegale. Il canale di approvvigionamento della merce contraffatta è stato individuato all’estero: i palloni e gli altri gadget, riportanti il logo dell’Avellino Calcio riprodotto senza autorizzazione, provenivano dalla Cina, per poi essere introdotti sul mercato nazionale attraverso i canali dell’importazione.
L’entità del sequestro e la posizione degli indagati
Il bilancio dell’operazione condotta dalle Fiamme Gialle, che hanno setacciato i negozi coinvolti nella vendita al dettaglio, ammonta a un sequestro complessivo di oltre novecento articoli. Tra questi, la maggior parte era costituita da palloni da calcio e sciarpe recanti il marchio illegale della squadra biancoverde, pronti per essere immessi in commercio abbinati alle uova di cioccolato proprio nel periodo di maggiore richiesta per questo genere di prodotti. Al termine delle attività, che hanno visto il supporto dei finanzieri dei comandi provinciali di Caserta e Padova, i legali rappresentanti di cinque distinte imprese commerciali sono stati formalmente segnalati alle Procure della Repubblica territorialmente competenti. Le posizioni al vaglio degli inquirenti riguardano soggetti che, a vario Titolo, sono risultati coinvolti nel ciclo produttivo e distributivo del falso: si va dall’importatore che ha curato l’acquisto della merce in Cina, al distributore che l’ha smistata sul territorio, fino ai singoli esercenti che detenevano i prodotti per la vendita nei rispettivi esercizi commerciali.
Le conseguenze per il mercato e la tutela della proprietà industriale
L’operazione “Wolf’s Soccerball” si inserisce in un quadro più ampio di controllo economico del territorio che il della Guardia di Finanza attua costantemente a difesa delle imprese che operano nella legalità. La produzione e la successiva commercializzazione di gadget con marchi alterati, al di là della rilevanza penale del reato di contraffazione, producono effetti distorsivi sulle dinamiche della concorrenza. L’immissione sul mercato di prodotti falsi, spesso realizzati con materiali e in condizioni non tracciabili, sottrae quote di mercato alle aziende titolari dei diritti e danneggia l’immagine del marchio stesso, in questo caso quello della locale squadra di calcio. Inoltre, questo tipo di illecito, come sottolineato nel rapporto dei militari, alimenta un circuito economico sommerso che incide negativamente sul gettito fiscale, sottraendo risorse alla collettività e creando le basi per ulteriori illegalità.




