Cracco sbarca a Roma: a febbraio 2026 il ristorante Viride e due locali nel nuovo Corinthia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La ristorazione romana, che da tempo ormai si è ritagliata un posto di primo piano nella geografia gourmet internazionale, si prepara ad accogliere un nuovo protagonista. Carlo Cracco, la cui fama è esplosa ben oltre i confini della cucina d’alta quota dopo la conduzione di Masterchef, ha deciso di accettare una sfida inedita, quella di interpretare lo spirito della Capitale. Lo farà a partire dal prossimo febbraio, quando aprirà le porte nel cuore di Roma, a due passi da Montecitorio, un articolato progetto che comprende tre esercizi distinti. L’operazione, definita dallo chef stesso come una "grande sfida", si inserisce all’interno del nascente Hotel Corinthia, struttura di lusso che debutterà nel panorama italiano con questa prestigiosa collaborazione, puntando a elevare ulteriormente l’offerta di un quadrante già ricco di proposte stellate.

Un trittico di proposte sotto l'egida di uno chef

Il cuore dell’offerta gastronomica sarà Viride, il ristorante principale che rappresenterà la cucina più ricercata e firmata dallo chef. Affiancato da Ocra, locale dall’impronta elegante, e dalla più informale Piazzetta, il progetto mira a coprire l’intera giornata del cliente dell’hotel e non solo. Mentre per i primi due sarà necessaria la prenotazione, con le prime disponibilità già alla fine di febbraio, il terzo spazio si proporrà come un punto di ritrovo aperto fin dalla prima colazione, per poi offrire a pranzo piatti radicati nella tradizione romana e concedersi la leggerezza di un dopo-cena. In ognuno di questi ambienti, seppur con declinazioni diverse, sarà riconoscibile l’impronta di Cracco, il cui obiettivo dichiarato è quello di confrontarsi con la cucina locale evitando, per sua stessa ammissione, interpretazioni scontate.

La capitale diventa polo magnetico per i grandi nomi

L’arrivo di Cracco, del resto, non è un episodio isolato ma si innesta in un contesto che, negli ultimi anni, ha visto la città trasformarsi in un polo magnetico per chef di fama mondiale. Il panorama, che già annoverava presenze consolidate come quella di Heinz Beck al Cavalieri, si è via via arricchito di esperienze legate a hotel di lusso, da Alain Ducasse al Romeo a Niko Romito al Bulgari, fino a Ciccio Sultano al W. Una tendenza, quella dell’alta ristorazione in strutture alberghiere di prestigio, che ha prodotto diverse stelle Michelin e che ha contribuito a ridisegnare la reputazione gastronomica di Roma, proiettandola in una dimensione competitiva a livello globale. L’apertura del Corinthia con la firma di Cracco rappresenta dunque l’ultimo, significativo tassello di questo mosaico in costante evoluzione.

Tra innovazione e radici nella tradizione romana

La sfida per lo chef vicentino, che lascia momentaneamente le scene milanesi per questo nuovo capitolo romano, consisterà nel bilanciare la sua cifra stilistica con le attese di un pubblico esigente e profondamente legato alle proprie radici culinarie. Il menù di Viride, seppur nei dettagli ancora da scoprire, è annunciato con l’intenzione di riflettere proprio sulla cucina romana, cercando una sintesi personale tra innovazione e tradizione. Un approccio che, se da un lato dovrà misurarsi con la consolidata offerta di ristoranti già affermati nella zona, dall’altro dimostra la volontà di non presentarsi come un’esperienza estranea al contesto, bensì come un dialogo con la storia e la cultura alimentare del luogo. Le prenotazioni, che sono già aperte, offrono da ora la misura dell’attesa che circonda questo debutto.

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