A 33 anni da Capaci, studenti cuneesi cantano Falcone: «Le idee camminano sulle gambe di altri uomini»
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Redazione Interno
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«Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». Le parole di Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, risuonano oggi in una canzone scritta dagli studenti dell’istituto comprensivo di Borgo San Giuseppe, a Cuneo. Guidati dalla professoressa Marcella Bongiovanni, i ragazzi hanno trasformato quella frase in un inno alla memoria, dimostrando che il ricordo delle vittime non si esaurisce nelle cerimonie, ma vive attraverso gesti concreti.
Non tutti, però, sembrano condividere lo stesso spirito. Emilio Miceli, presidente del centro studi Pio La Torre, ha criticato senza mezzi termini le celebrazioni ufficiali, definendole «una fuga da un terzo incomodo» dopo che il minuto di silenzio è stato anticipato di dieci minuti, evitando così l’incontro con i manifestanti del corteo. «C’è una parte del Paese che percepisce un’inversione di rotta nella lotta alla mafia», ha aggiunto, lasciando intendere che smantellare certi strumenti di contrasto significhi tradire l’eredità di Falcone e Borsellino.
Intanto, a Crema, l’ottava edizione di "57 giorni, strade di legalità" ha riunito cittadini e istituzioni sotto l’ulivo piantato trent’anni fa dagli studenti dell’ex istituto magistrale Albergoni. Tra corone d’alloro, musica e poesia, il Largo Falcone e Borsellino è diventato il palcoscenico di una commemorazione che unisce dolore e speranza, mentre il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani lancia l’iniziativa "Le chiavi della giustizia", per riflettere sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.




