Totti e il caso Pastore: «Mi dissero che ero sempre contro la Roma. La 10 non si dà dopo cinque partite»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Francesco Totti non ha mai smesso di far discutere, nemmeno a distanza di anni dal ritiro. Nel suo nuovo libro autobiografico, intitolato Oltre, l’ex capitano della Roma ripercorre senza filtri la breve e tormentata esperienza da dirigente durante l’era Pallotta, svelando retroscena mai raccontati prima d’ora. Tra i passaggi più duri c’è quello legato all’acquisto di Javier Pastore, che secondo il racconto di Totti avrebbe rappresentato il punto di rottura definitivo con la dirigenza giallorossa.

Il tema, però, non è solo il passato: Totti torna anche sulla questione della maglia numero 10, affidando a Paulo Dybala un giudizio destinato a far discutere.

«Non si dà una dieci a chi fa bene cinque o sei partite»

Sull’eredità della sua storica casacca, Totti ha le idee molto chiare e non le manda a dire. «Io penso che non si dà una dieci nel momento in cui fai 5-6 partite fatte bene», ha spiegato in una lunga intervista al Corriere dello Sport. «Bisogna “organizzare” un giocatore importante che rimanga a lungo alla Roma, non di passaggio».

Per l’ex numero dieci, il valore di quel numero non si misura sulle singole prestazioni, ma richiede un legame profondo e duraturo con i colori giallorossi, un concetto che aveva già espresso in passato parlando della necessità di una continuità decennale per indossare una maglia così pesante.

Lo scontro in riunione con Baldissoni

Nel libro Oltre, Totti racconta di essersi sentito inizialmente utilizzato dal club come semplice uomo immagine, senza alcun potere decisionale reale. «Mi lasciavano decidere solo quando la mia scelta coincideva con quella dei più alti dirigenti della Roma», scrive l’ex capitano, descrivendo un ruolo che lo stava progressivamente spegnendo. Il momento di rottura arrivò durante una riunione dedicata all’acquisto di Javier Pastore dal Paris Saint-Germain. Totti espresse dubbi tecnici precisi: «Con il sistema di gioco di Di Francesco non c’entra niente. In questo momento dove lo metti nel 4-3-3? Con le gambe che si ritrova non può fare l’esterno». La risposta di Mauro Baldissoni fu durissima: «Vedi sempre problemi, Francesco, sei sempre contro».

«Contro la Roma? Io? Non sapevo se ridere o piangere»

Quelle parole ferirono profondamente Totti, che nel libro racconta la sua reazione con amarezza: «Contro la Roma? Io? Non sapevo se ridere o piangere». L’ex capitano riferisce anche che Eusebio Di Francesco gli avrebbe confidato di non aver mai richiesto l’acquisto di Pastore, aggiungendo un ulteriore elemento di tensione a una vicenda che contribuì ad allontanarlo definitivamente da Trigoria. «Dite la verità. Non buttate il nostro allenatore in mezzo al circo», avrebbe chiesto Totti ai dirigenti durante quella riunione, senza però ottenere risposte soddisfacenti.

Il Mondiale 2006 e l’orgoglio di un capitano

Nel corso dell’intervista, Totti è tornato anche sul trionfo azzurro di Germania 2006, rivendicando con orgoglio il proprio contributo. «Senza di me non avrebbero vinto», ha dichiarato, ricordando di aver giocato quella competizione in condizioni fisiche precarie, al «40, 50 per cento» delle sue possibilità. Una dichiarazione che si intreccia con il racconto della sua carriera, fatta di scelte controcorrente e di una fedeltà alla Roma che, secondo la sua ricostruzione, non gli è stata sempre riconosciuta nemmeno dopo il ritiro dal calcio giocato.

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