Governo in difficoltà sul caso Santanché e sulle concessioni balneari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo si trova in una situazione di crescente difficoltà, non solo per il caso Santanché, ma anche per la spinosa questione delle concessioni balneari, che continua a generare incertezze e polemiche. A evidenziarlo è stato il deputato del Partito Democratico Gnassi, il quale ha sottolineato come i Comuni siano lasciati soli nell’affrontare un tema cruciale per il turismo italiano, un settore che rappresenta il 30% del Pil turistico nazionale. “Non esiste una proroga automatica delle concessioni”, ha dichiarato Gnassi, criticando l’assenza di una strategia chiara e condivisa.

Già con il decreto Infrazioni, che recepisce la direttiva Bolkestein, il governo aveva mostrato una mancanza di coerenza rispetto alle promesse fatte negli anni precedenti. Invece di coinvolgere territori e imprese per elaborare un provvedimento solido e negoziare con l’Unione Europea un rilancio del turismo balneare, l’esecutivo ha preferito concentrarsi su altre priorità, come la nomina di Fitto. Una scelta che, secondo Gnassi, ha lasciato il settore in balia di un caos normativo sempre più insostenibile.

A confermare questa situazione è arrivata la recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) della Liguria, che ha respinto il ricorso di tre stabilimenti balneari di Zoagli contro la delibera comunale che fissa la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023. I ricorrenti, rappresentati dall’avvocato Cristina Pozzi, sostenevano che vi fosse un obbligo di proroga fino al 2027, ma il Tar ha ritenuto infondata questa tesi. “Non esiste alcun documento scritto che giustifichi una proroga automatica”, si legge nella motivazione della sentenza, che aggiunge come un eventuale accordo verbale non possa prevalere sulla pronuncia della Corte di Giustizia Europea.

La decisione del Tar Liguria rappresenta un duro colpe per il governo, che aveva cercato di introdurre una proroga fino al 2027 per le concessioni balneari, una misura ora considerata invalida. Questo pronunciamento rischia di creare ulteriori incertezze in un comparto già fortemente provato, come sottolineato da Legacoop Romagna. “Avevamo già denunciato il disastro normativo all’indomani del decreto Infrazioni”, ha dichiarato l’organizzazione, che sta lavorando a stretto contatto con le cooperative balneari per individuare soluzioni pratiche e garantire un minimo di stabilità ai gestori degli stabilimenti.

La sentenza del Tar, oltre a smentire le aspettative del governo, apre la strada alle gare previste dalla direttiva Bolkestein, che impone una maggiore trasparenza e competitività nella gestione delle concessioni demaniali. Un passaggio che, se da un lato potrebbe portare a una maggiore liberalizzazione del settore, dall’altro rischia di mettere in difficoltà molti operatori storici, già alle prese con un contesto normativo frammentato e poco chiaro.

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