Napoli trema per lo scudetto: tra cori, scaramanzia e una notte di tensione
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Redazione Sport
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L’aria a Napoli è carica di un’elettricità che non si respirava da anni. La città, avvolta in un manto azzurro, sembra sospesa tra la speranza e la paura di pronunciare quella parola che tutti pensano ma nessuno osa dire: scudetto. Venerdì sera, allo stadio Maradona, si giocherà molto più di una partita. Novanta minuti che potrebbero consegnare al Napoli un titolo atteso da tempo, con il Cagliari come ultimo ostacolo da superare.
Camminando per i Quartieri Spagnoli o lungo via Toledo, non c’è angolo in cui non si avverta il peso di questo momento. Bar e pizzerie hanno imbandierato le vetrine, mentre i tavolini all’aperto brindano con spritz tinto di blu. La scaramanzia, solita compagna delle grandi attese napoletane, questa volta è stata messa da parte. O quasi. Perché se è vero che in molti hanno abbandonato i rituali superstiziosi, c’è ancora chi evita accuratamente di nominare l’obiettivo, come se pronunciarlo potesse sciupare l’incantesimo.
Ma non tutto scorre liscio. Nella notte tra mercoledì e giovedì, l’albergo che ospita la squadra del Cagliari è stato teatro di un episodio che ha riacceso polemiche già vissute in passato. Alcuni tifosi, o presunti tali, hanno assediato l’hotel con petardi e cori, costringendo la polizia a intervenire per garantire l’ordine. Paolo Paganini, noto giornalista, ha postato su X i video della protesta, chiedendosi: "Ma di che parliamo? Di sport? Di fair play?". Domande legittime, che riportano alla luce il lato oscuro di un tifo a volte eccessivo.
Intanto, la squadra di calcio si prepara alla sfida con la concentrazione di chi sa di avere la storia nelle proprie mani. L’Inter, seconda in classifica, non ha margini di errore, ma il Napoli può chiudere il discorso vincendo contro i sardi. E mentre la città si divide tra chi già sogna la festa e chi preferisce aspettare l’ultimo fischio, su Netflix circola un film che molti hanno scelto per distrarsi dall’ansia. Un dettaglio curioso, che racconta di come lo sport, a Napoli, sia sempre un affare di cuore prima che di calcio.




