Crema solare e vitamina D, la meta-analisi che fa chiarezza: riduzione lieve, ma la protezione resta un obbligo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per anni è circolata l'idea che l'uso della crema solare potesse essere una causa occulta della carenza di vitamina D, un ragionamento che appare intuitivo. Se i filtri solari bloccano i raggi UVB, necessari alla pelle per sintetizzare la vitamina, la sua produzione, in teoria, dovrebbe per forza diminuire.

A gettare luce su questo annoso dilemma ci ha pensato una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel giugno del 2025 sulla rivista Endocrine Practice, che ha vagliato le principali evidenze disponibili per capire se l'effetto teorico si traduca effettivamente in una concreta riduzione dei livelli ematici di questa sostanza.

La meta-analisi che fa il punto: pochi nanogrammi di differenza

La ricerca, condotta dagli studiosi Elisa Gatta e Carlo Cappelli dell'Università di Brescia, ha esaminato i database scientifici da inizio attività fino a novembre 2024, seguendo i criteri PRISMA. Gli studiosi hanno incluso 22 studi nella revisione sistematica e 7 nella meta-analisi quantitativa, per un totale di 9.470 partecipanti.

L'obiettivo era confrontare i livelli di 25-idrossivitamina D, il marker che si misura nel sangue per valutare lo stato di vitamina D, tra i soggetti che usavano la protezione solare e quelli che non la utilizzavano. Il risultato, pubblicato su Endocrine Practice, ha mostrato che l'uso della crema solare è associato a una riduzione media di circa 2 ng/mL dei livelli di vitamina D rispetto ai non utilizzatori.

La meta-analisi ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa (differenza media standardizzata di -2 ng/mL), con un intervallo di confidenza compreso tra -3 e -1 e un'eterogeneità tra gli studi considerata non importante (I^2 = 37%, p = 0.15). Gli autori sottolineano che il dato è coerente con il fatto che i filtri solari limitano il passaggio dei raggi UVB. Tuttavia, l'entità della riduzione osservata è relativamente contenuta, e gli studi inclusi mostrano risultati non sempre sovrapponibili tra loro.

Perché nella vita reale la produzione di vitamina D può continuare

Nella pratica quotidiana, la situazione è spesso diversa da quella teorica. Le persone, come spiegano gli esperti, raramente applicano la crema solare in modo perfetto e uniforme su tutta la superficie corporea, utilizzando la quantità raccomandata di 2 mg per centimetro quadrato. A ciò si aggiungono fattori come l'esposizione al sole prima dell'applicazione, le aree del corpo che rimangono scoperte, le diverse tipologie di pelle e la variabilità dei tempi di esposizione.

Per questo motivo, la riduzione teorica della sintesi di vitamina D osservata in condizioni sperimentali potrebbe non riflettersi completamente nella vita di tutti i giorni, dove la produzione cutanea può continuare nonostante l'uso di protezione.

La stessa meta-analisi conclude che, sebbene le evidenze supportino l'idea che la crema solare possa ridurre la sintesi di vitamina D3 e quindi i livelli sierici di 25(OH)D, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le implicazioni più ampie per la salute e per guidare le raccomandazioni di sanità pubblica. La riduzione osservata, seppur reale, non è così drammatica da mettere in discussione le attuali strategie di prevenzione.

Il ruolo della vitamina D e i nuovi orientamenti clinici

La vitamina D, in realtà un pro-ormone liposolubile, è fondamentale per l'assorbimento di calcio e fosforo e per la salute di ossa e denti, ma svolge anche un ruolo importante nel sostenere la funzione muscolare e nel corretto funzionamento del sistema immunitario. La carenza, definita come livelli sierici di 25(OH)D inferiori a 20 ng/mL, è un problema di salute globale che colpisce oltre un miliardo di persone nel mondo.

In questo contesto, è importante notare che le linee guida sull'integrazione e il monitoraggio della vitamina D sono in continua evoluzione. Le più recenti raccomandazioni dell'Endocrine Society, pubblicate nel 2024, si discostano da quelle del 2011, non indicando più specifici livelli ematici di 25(OH)D per definire sufficienza o insufficienza.

Le nuove linee guida, che non si applicano a persone con patologie del metabolismo osseo, sconsigliano l'integrazione empirica per gli adulti sani tra i 18 e i 74 anni, mentre la raccomandano per gli over 75, per i bambini e adolescenti, per le donne in gravidanza e per i soggetti con prediabete ad alto rischio.

Proteggersi dal sole resta una priorità assoluta

La risposta alla domanda se bisogna smettere di usare la crema solare per avere più vitamina D è un secco no. Le evidenze scientifiche indicano che la riduzione dei livelli di vitamina D associata all'uso della protezione solare è modesta. La crema solare rimane uno degli strumenti più efficaci per prevenire scottature, fotoinvecchiamento, cheratosi attiniche e, soprattutto, i tumori cutanei, incluso il melanoma.

Se si sospetta una carenza, la strada corretta è verificarla con il medico attraverso gli esami del sangue e, se necessario, correggerla con l'alimentazione o con integratori, piuttosto che abbandonare la protezione solare e aumentare intenzionalmente l'esposizione ai raggi UV senza difese, con i rischi che questo comporta per la salute della pelle.

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