Maxi-truffa da 10 milioni sui bonus edilizi, sette indagati e sequestri in cinque regioni
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Redazione Interno
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Non c’è solo la classica evasione, nel vasto universo delle frodi fiscali che ogni anno dissanguano le casse dello Stato, ma anche un utilizzo distorto e sistematico di quei meccanismi pensati per rilanciare l’edilizia, come il Superbonus. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, agendo su disposizione della Procura della Repubblica di Nola, hanno infatti eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza che raggiunge l’importo complessivo di 10.550.971,25 euro. Un’operazione, questa, che ha portato alla luce una presunta maxi-truffa ai danni dello Stato, orchestrata attraverso un collaudato sistema di fatture per lavori mai completati, e che coinvolge sette persone fisiche oltre a tre società, queste ultime ritenute a vario titolo degli schermi fittizi dietro cui si sarebbe celata la vera regia dell’illecito.
L’ingranaggio della frode: impalcature e condizionatori per generare crediti inesistenti
Il modus operandi, ricostruito dagli inquirenti, segue una logica spietata ed efficiente, capace di aggirare le normali verifiche documentali. Gli indagati, stando a quanto emerso, facevano partire regolarmente i cantieri, innalzavano le impalcature – un segnale esteriore di operosità – e talvolta rimuovevano persino i condizionatori, giusto per dare l’impressione di un intervento in corso d’opera. A questo punto, invece di completare le ristrutturazioni, generavano le fatture come se i lavori fossero già stati terminati. Una volta incassati i crediti d’imposta al 110 per cento, previsti dalla normativa sul Superbonus, abbandonavano i condomini a metà dell’opera, smontavano le impalcature e sparivano nel nulla, risultando irreperibili per i proprietari che cercavano disperatamente di capire chi avesse portato via soldi e promesse.
Il raggio d’azione e i provvedimenti giudiziari tra Campania, Piemonte e Toscana
La rete criminale, smantellata nella mattinata del 3 aprile 2026, non si limitava ai confini della sola Campania. I sequestri, disposti dalla Procura di Nola, hanno interessato un’area geografica molto ampia, toccando ben cinque regioni: oltre alla Campania, sono finite nel mirino delle Fiamme Gialle anche l’Emilia-Romagna, la Puglia, il Piemonte e la Toscana. A Napoli, in particolare, e fino a Taranto, si sono concentrate le perquisizioni e i blocchi patrimoniali, con la Guardia di Finanza che ha messo i sigilli a conti correnti, immobili e quote societarie per un valore che supera i 10,5 milioni. Un provvedimento, questo, che rappresenta solo un primo atto nell’ambito di un’inchiesta più articolata, dove le ipotesi di reato per i sette indagati includono, a seconda delle rispettive posizioni, la truffa aggravata ai danni dello Stato e l’utilizzo di società fittizie per interporsi tra i beneficiari reali e gli istituti di credito.
Un precedente calabrese e le prospettive processuali a Cosenza
Non si tratta, peraltro, di un episodio isolato sul territorio nazionale. Un’altra operazione parallela, coordinata dalla Procura di Cosenza, ha portato alla luce una vicenda analoga ma di dimensioni ancora più vaste, con una richiesta di rinvio a giudizio depositata per cinquanta persone. In quel caso, le contestazioni spaziano dalla truffa aggravata all’associazione per delinquere, fino all’autoriciclaggio, per un giro di crediti d’imposta falsi che avrebbe superato i 15 milioni di euro, con lavori mai eseguiti nonostante la documentazione presentata alle banche. Il GUP Letizia Benigno è stato chiamato a valutare le evidenze raccolte dai pubblici ministeri, e l’udienza preliminare è già stata fissata per il 13 aprile 2026. Un calendario processuale, quello calabrese, che si affianca alle indagini campane, confermando una tendenza sistemica: l’utilizzo del Superbonus come una sorta di bancomat illecito, dove l’impalcatura diventa un’illusione e il condizionatore smontato il simbolo di un inganno perfettamente confezionato.




