Il biologo italiano ucciso in Colombia: si indaga sull’ipotesi dello scambio di persona
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Redazione Interno
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Alessandro Coatti, biologo molecolare emiliano di 38 anni, è stato ucciso a Bogotá, dove si trovava da soli tre giorni per una vacanza. Il suo corpo, ritrovato smembrato in diverse zone della città, è stato occultato con un metodo che ricorda quelli utilizzati dai gruppi paramilitari attivi nella regione. La Procura di Roma ha avviato una rogatoria internazionale per collaborare con le autorità colombiane, mentre si valuta l’invio di un team investigativo — composto da carabinieri del Ros o agenti dello Sco — per affiancare le indagini già in corso a Santa Marta.
Secondo fonti locali, l’omicidio presenterebbe caratteristiche riconducibili alle azioni del Clan del Golfo o delle Autodefensas Conquistadores de la Sierra, formazioni paramilitari note per la brutalità delle loro esecuzioni. Lerber Dimas, esperto di conflitti territoriali, ha sottolineato come lo smembramento del cadavere — rinvenuto in un trolley, uno zaino e un sacco per il caffè — rappresenti un «marchio» tipico di queste organizzazioni, sebbene al momento non vi siano prove di un legame con il narcotraffico.
Quello che complica il quadro è l’ipotesi di uno scambio di persona. Coatti, che non aveva apparentemente legami con ambienti criminali, potrebbe essere stato scambiato per un altro individuo, forse coinvolto in attività che hanno attirato la reazione violenta dei gruppi armati. Le indagini si concentrano ora sui suoi ultimi spostamenti, tra cui una corsa in taxi poco prima della scomparsa, e sui possibili movimenti dei killer nelle ore successive all’omicidio.
I resti del ricercatore sono stati disseminati in tre punti distinti della capitale — vicino allo stadio, sotto un ponte e nelle vicinanze di un mercato — in una dinamica che suggerisce un tentativo di depistaggio o, alternativamente, l’applicazione di un rituale intimidatorio. Le autorità colombiane, pur non escludendo alcuna pista, sembrano orientate a privilegiare quella del coinvolgimento paramilitare, mentre i magistrati italiani lavorano per ricostruire ogni dettaglio degli ultimi giorni di vita della vittima.




