Droni ucraini su Mosca, colpita la raffineria di Kapotnya
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Redazione Esteri
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Un massiccio attacco con droni ha colpito nella notte la regione di Mosca, danneggiando un impianto strategico per l'approvvigionamento di carburante della capitale russa. Il sindaco Sergey Sobyanin ha dichiarato che le difese aeree hanno respinto il più grande attacco nemico contro Mosca dall'inizio del conflitto, con oltre 1.600 velivoli senza pilota intercettati a partire da sabato. Secondo le autorità locali, almeno due persone hanno perso la vita: un uomo a Orekhovo-Zuyevo e una donna a Sofyino, entrambi nella regione circostante la capitale.
Il governatore Andrey Vorobyov ha confermato che una donna di 44 anni e un uomo anziano sono morti in due località distinte, mentre l'incendio scatenato dall'impatto di un drone contro un edificio di 21 piani ha costretto all'evacuazione circa 400 residenti. Oltre trenta voli sono stati cancellati o dirottati negli aeroporti moscoviti.
La raffineria di Kapotnya nel mirino
Il bersaglio principale dell'operazione è stata la raffineria di petrolio di Kapotnya, nel sud-est di Mosca, di proprietà di Gazprom Neft. L'impianto, uno dei più grandi impianti di raffinazione del paese, ha una capacità di lavorazione di circa 11 milioni di tonnellate di greggio all'anno e fornisce una quota significativa del mercato dei carburanti della capitale, inclusi benzina, diesel e cherosene per l'aviazione.
Secondo quanto riferito dallo stato maggiore ucraino, tre unità chiave della raffineria sono state danneggiate, tra cui l'unità di distillazione primaria del greggio AVT-6 e l'unità di isomerizzazione. Fonti ucraine sostengono che l'impianto rifornisca anche le formazioni militari russe, fornendo carburante per l'aviazione e altri prodotti petroliferi destinati alle operazioni belliche.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l'operazione attraverso un messaggio sui social media, affermando che i colpi hanno centrato «uno degli impianti chiave dell'industria petrolifera russa e un centro logistico dell'aggressore». Secondo il leader ucraino, si tratta di strutture che «rappresentano miliardi di dollari che alimentano la macchina bellica». Zelensky ha aggiunto che nelle operazioni sono stati impiegati molteplici sistemi d'arma, tra cui droni a lungo raggio e missili di fabbricazione ucraina, tra cui i modelli FP-1, RZ-100 e il missile da crociera Flamingo.
Il sindaco di Mosca ha definito l'attacco «un tentativo di disturbare» le elezioni parlamentari russe, giunte domenica alla terza giornata di votazioni.
Il colloquio con Trump e l'incontro a New York
Sul fronte diplomatico, Zelensky ha annunciato di aver avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso della quale i due leader hanno concordato un incontro a New York in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Abbiamo concordato di incontrarci a New York e questo incontro potrebbe cambiare molte cose», ha scritto il presidente ucraino, aggiungendo che «esiste una dinamica diplomatica».
Zelensky ha ringraziato Trump per la recente visita a Kiev degli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, i quali, secondo quanto riferito, hanno potuto constatare personalmente la situazione sul terreno. Il presidente ucraino ha inoltre menzionato l'esistenza di «idee per misure di de-escalation» e per affrontare «questioni fondamentali di sicurezza», tra cui la sicurezza energetica, la sicurezza alimentare e la protezione delle vite umane, affermando che l'Ucraina è pronta a compiere «passi davvero seri» in collaborazione con il team americano.
Zelensky ha anche espresso gratitudine a Trump per aver firmato la legislazione che prende il nome dal defunto senatore Lindsey Graham, approvando nuove sanzioni contro la Russia. La legge, denominata ufficialmente «Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026», codifica le sanzioni esistenti e conferisce al presidente statunitense l'autorità di imporre dazi fino al 100 per cento sulle merci provenienti dai paesi che figurano tra i maggiori importatori di petrolio e gas russi, inclusi Cina, India, Ungheria e Slovacchia.
Il provvedimento è stato firmato venerdì, dopo l'approvazione da parte del Senato e della Camera dei Rappresentanti.
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