Migranti deportati in Albania, una realtà complessa
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Redazione Interno
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Dall'Albania al Veneto, la sindaca Sindi Manushi, del Partito Democratico di Pieve di Cadore, esprime il suo dispiacere per la situazione dei migranti deportati in Albania. Manushi, la prima sindaca albanese in Italia, si dice profondamente colpita dalla condizione dei suoi connazionali, umiliati e trattati come sudditi. La sindaca critica aspramente il governo albanese, accusandolo di non aver mantenuto una posizione ferma e decisa in questa delicata questione.
Nel frattempo, quattro dei sedici migranti trasportati in Albania a bordo della nave Libra della Marina Militare italiana sono stati rimandati in Italia. Si tratta di due minori e di due persone vulnerabili, che non sono risultate idonee durante i controlli effettuati nell'hotspot di Schengjin. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che il primo giorno di operazioni è stato organizzato appositamente per verificare chi dovesse rimanere e chi no.
Il modello Albania, studiato da mezza Europa, potrebbe rappresentare una soluzione per combattere il business dell'immigrazione clandestina, che frutta miliardi di dollari ogni anno. Le ONG, finanziate da governi e grandi compagnie, svolgono un ruolo cruciale nel soccorso dei migranti in mare, evitando che mercantili e petroliere debbano intervenire. Tuttavia, gli scafisti e i terroristi, consapevoli di questa dinamica, ne approfittano per portare avanti i loro traffici illeciti.
I sedici migranti, intercettati in mare la notte di domenica scorsa, erano diretti in Italia, ma sono stati sbarcati nel porto di Shengjin, in Albania, dopo un lungo viaggio a bordo della nave Libra.




