Il sogno Champions del Como si infrange al Mapei, la Roma di Gasperini frena l’Atalanta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   L’anticipo del venerdì che apriva la 32a giornata di Serie A, un Sassuolo-Como dalle implicazioni quasi paradossali per chi insegue l’Europa che conta, si è risolto in una battuta d’arresto pesantissima per i lariani. La squadra di Fabregas, scesa in campo con l’obiettivo dichiarato di assaltare il quarto posto occupato dalla Juventus – quello che vale l’accesso diretto alla prossima Champions League – è stata invece punita da un Sassuolo ormai salvo e, a dirla tutta, forse anche un po’ scarico sul piano motivazionale, ma cinico nell’occasione. Il 2-1 finale maturato nel primo tempo ha spento sul nascere le ambizioni di una squadra, quella comasca, che aveva ritrovato entusiasmo e compattezza nelle ultime uscite. La rete di Paz, arrivata a ridosso dell’intervallo, non è bastata a cancellare la doppietta messa a segno dai padroni di casa, i quali hanno dimostrato come, anche a fronte di un possesso palla dominato dagli ospiti (si è parlato di un 70% per il Como), la concretezza sia un’altra cosa. E questo scivolone, in un momento decisivo della stagione, rischia di compromettere una rincorsa che sembrava ormai inarrestabile, complicando i piani per il rush finale.

Roma-Atalanta, la lunga ombra di Gasperini e l’orgoglio di Palladino

All’Olimpico, invece, è andata in scena una partita dal sapore quasi romantico, se non fosse per la tensione agonistica che l’ha contraddistinta. Per la prima volta da avversario, Gian Piero Gasperini si è trovato a fronteggiare la sua Atalanta, quella che lui stesso ha plasmato per un decennio, ma da un’altra postazione: la panchina della Roma. E il risultato, quell’1-1 che sa di poco per le ambizioni Champions dei giallorossi, ha raccontato di una gara spaccata in due. La squadra di Palladino, che si giocava una fetta importante di stagione proprio contro il suo ex mentore, ha retto l’urto iniziale e ha trovato il gol del pareggio dopo che la Roma – aggressiva sull’uomo, immediata nella ricerca della profondità, esattamente come insegnano i manuali del "Gasp" pensa – era passata in vantaggio. La partita, giocata su ritmi alti e tanti duelli individuali, è stata un saggio di ciò che il calcio italiano sta producendo a livello tecnico: due squadre che non si sono mai risparmiate, con l’Atalanta di Palladino che ha mostrato carattere, venendo però a sua volta messa alle corde dalla veemenza della Roma. Un pareggio che, in ottica classifica, muove poco le posizioni, ma che forse dà un segnale preciso sul carattere delle due contendenti.

Palladino e la pressione delle coppe, Gasperini e il silenzio sulle polemiche

A fine partita, il tecnico nerazzurro Raffaele Palladino – reduce da una settimana complicata e dalla vigilia del suo compleanno – ha analizzato il match con la schiettezza di chi non cerca alibi. La sua analisi si è concentrata su un concetto chiaro: la rincorsa all’Europa è ancora apertissima, nonostante il passo falso. Recuperare un punto sul Como (ora a +4 dalla Roma in classifica, guarda caso) e restare agganciati alla scia della Lazio in Coppa Italia rappresenta l’ossessione di questo finale di stagione. Palladino ha parlato di “partita più importante dell’anno” riferendosi alla semifinale di coppa, ribadendo che il campionato dovrà passare in secondo piano solo per quei novanta minuti. D’altra parte, l’altra panchina, quella romanista guidata da Gasperini, ha offerto lo spettacolo di un tecnico che ha cercato in tutti i modi di spegnere l’incendio mediatico. Il riferimento al presunto “scontro” con Ranieri – l’ex tecnico della Roma finito suo malgrado nel mirino della cronaca – è stato liquidato con una certa dose di insofferenza. “Sono stato tirato dentro da questa cosa da una settimana”, ha dichiarato a chiare lettere, per poi tagliare corto e ribadire che di quello non si sarebbe più parlato. Un muro alzato per proteggere un gruppo che, nonostante tutto, continua a credere in un piazzamento tra le prime quattro.

La corsa europea, i dettagli fanno la differenza

Se si osserva la classifica dopo questi risultati, ci si accorge di quanto siano sottili i margini in questa zona calda della classifica. Il Como resta a -2 dalla Juventus, che per ora occupa il quarto posto, ma il suo calendario non concede tregua. La Roma, dal canto suo, pur tenendo a debita distanza i bergamaschi (ora a -4 in classifica, ma con una partita in meno sulle spalle), non è riuscita a compiere l’aggancio decisivo ai lariani, lasciando tutto rimandato alle prossime settimane. L’analisi dei match non può prescindere da un dato: il Sassuolo, ormai tranquillo, ha giocato a mente libera, mentre il Como ha sentito la pressione; al contrario, all’Olimpico, la tensione per l’Europa ha bloccato le due contendenti, annullandosi vicendevolmente. Con l’Italia ormai fuori dalla corsa per un eventuale quinto posto in Champions League, il margine di errore è ridotto all’osso. Ogni pareggio rischia di diventare una sconfitta morale, e ogni gol subito nei minuti di recupero – come quello di Paz che aveva illuso il Como nel primo tempo – può pesare come un macigno. La volata è ancora lunghissima, ma chi sbaglia adesso, molto probabilmente, sarà tagliato fuori per sempre.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.