Sorelline scomparse, l'ultimo vocale di Alisya e il fermaglio rosso che riapre le speranze
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Redazione Interno
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«Ciao, sono tornata da scuola, mangio, poi vado a danza e dopo mi riposo». Poche, apparentemente banali parole, quelle contenute nell'ultimo messaggio vocale – pubblicato dal Corriere della Sera – che Alisya Di Giacinto, sedici anni, ha inviato al padre Stefano prima di sparire nel nulla assieme alla sorella minore Sarah, di appena dodici anni.
Un messaggio dalla quotidianità straziante, se letto alla luce dei tredici giorni di silenzio che hanno seguito quell'audio, trasformandolo nell'ultimo, flebile contatto con una realtà che sembra essersi dissolta nella notte tra il 6 e il 7 giugno, quando le due ragazze si sono allontanate dalla casa famiglia "Ofh Hope" di Civitella Alfedena, in Abruzzo, un borgo montano incastonato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Un fermaglio rosso nel bosco e le amichette che lo riconoscono
Dopo giorni di ricerche estenuanti, condotte con elicotteri, droni e unità cinofile che hanno setacciato boschi, casolari e le sponde del lago di Barrea, emerge quella che gli investigatori considerano la prima traccia concreta del passaggio delle due sorelline. Un medico del luogo, durante una passeggiata su un sentiero che si inoltra nel verde a circa quattrocento metri in linea d'aria dalla comunità, ha notato e raccolto un piccolo oggetto: un fermaglio per capelli di colore rosso, decorato con fiorellini bianchi.
Un oggetto minuto, quasi insignificante, che però potrebbe rivelarsi decisivo. L'accessorio è stato immediatamente mostrato agli altri ospiti della casa famiglia e, secondo quanto riferito dalla referente abruzzese dell'associazione Penelope, Alessia Natali, una delle amichette che condividevano la stanza con Sarah lo avrebbe riconosciuto come suo, affermando che la dodicenne ne possedeva molti di simili.
I carabinieri, dopo il ritrovamento, hanno concentrato le batterie di ricerca nell'area montana circostante, in particolare in direzione della riserva naturale della Camosciara, senza tuttavia che ad oggi emergano ulteriori riscontri.
L’ultimo audio, la celiachia e l’appello del padre
Il contenuto del vocale di Alisya, che ritrae una giornata qualunque fatta di scuola, danza e riposo, stride violentemente con la drammaticità della loro scomparsa, avvenuta dopo che la maggiore aveva chiesto un farmaco per un mal di pancia nella serata del 6 giugno.
A complicare ulteriormente il quadro investigativo, il padre Stefano Di Giacinto, attraverso un video diffuso dall'associazione Penelope che segue il caso, ha lanciato un appello preciso alla popolazione, invitando a segnalare eventuali acquisti di prodotti senza glutine: Sarah, infatti, è celiaca e la necessità di procurarsi alimenti specifici potrebbe rappresentare un elemento utile per chiunque abbia notato movimenti sospetti o richieste particolari in negozi e supermercati delle zone limitrofe.
Un dettaglio che aggiunge un tassello importante alle ricerche, considerato che la più piccola delle due sorelle necessita di un'alimentazione controllata e che la sua patologia potrebbe aver obbligato le fuggitive, o chi le sta nascondendo, a fare incetta di cibi senza glutine.
I telefoni, la fuga e il provvedimento del tribunale
Le indagini, coordinate dalla Procura di Sulmona che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori e abbandono di minori, si muovono su più fronti. Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti c'è il possesso, da parte delle due ragazze, di almeno due telefoni cellulari non registrati a loro nome: uno risulterebbe intestato al compagno della madre e l'altro a un uomo di origine kosovara, entrambi oggetto di attenzione da parte dei carabinieri della compagnia di Castel di Sangro.
Questi dispositivi, che le sorelle avrebbero portato con sé, sono rimasti attivi per alcuni giorni dopo la scomparsa, agganciando le celle telefoniche dell'area del parco, per poi spegnersi improvvisamente intorno a mercoledì 10 giugno. Non va dimenticato, inoltre, il contesto familiare complesso da cui provengono le due ragazze: figlie di genitori separati, erano state affidate ai servizi sociali e vivevano in comunità da anni a causa di un provvedimento che aveva sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi.
Un provvedimento che il Tribunale per i minorenni aveva però revocato nei confronti del padre alla fine di maggio, pochi giorni prima della scomparsa, un elemento che la Procura sta cercando di inquadrare per comprendere se abbia in qualche modo innescato la fuga.




