Zelensky punta al 2027 per l'Ue mentre i negoziati di pace arrancano
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Redazione Esteri
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In un momento in cui la diplomazia sembra arrancare, il presidente ucraino ha rilanciato l’obiettivo di un’adesione formale all’Unione Europea entro il 2027, pur affermando che, dal punto di vista tecnico, il paese potrebbe essere pronto già nella prima metà del 2026. Lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Vilnius, chiedendo una data specifica nel futuro trattato di pace che sancisca il termine del conflitto, “in modo che tutte le parti aderiscano a questi accordi, incluso l’aggressore, e nessuno possa bloccarci in seguito”. Una richiesta di certezze, la sua, che si scontra però con la realtà dei negoziati, i quali, dopo una prima fase mediata dagli Stati Uniti, sono proseguiti senza scosse particolari ad Abu Dhabi.
La linea dura di Mosca e lo stallo diplomatico
Mentre Kiev tenta di tenere accesi i riflettori sul proprio futuro europeo, Mosca mantiene una posizione di fermezza che non lascia adito a interpretazioni: non c’è fretta di deporre le armi e le condizioni poste rimangono immutate. Il punto di caduta, secondo quanto chiarito dalla parte russa, dovrà essere la cosiddetta formula di Anchorage, ossia l’intesa sui territori delineata nel vertice di agosto tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e quello russo, che prevede il passaggio a Mosca dell’intera regione del Donbass. Una premessa che, di fatto, congela qualsiasi avanzamento sostanziale, relegando le discussioni a mere consultazioni.
L’Europa esclusa e gli attacchi personali
A complicare ulteriormente il quadro, si inseriscono le ruvide dichiarazioni del portavoce del Cremlino, il quale ha escluso categoricamente un contributo dell’Unione Europea al processo, definendone la leadership composta da “funzionari incompetenti” e aggiungendo che Mosca “non discuterà mai nulla” con il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas. Un attacco personale che riflette il profondo deterioramento dei rapporti e isola ulteriormente il tavolo negoziale, limitando i dialoghi a un canale diretto tra le parti in guerra e il mediatore statunitense, il quale sembra essere l’unico interlocutore considerato valido da entrambi i fronti, seppur con riserve.
Il bilancio dei colloqui e la guerra che continua
Nonostante le difficoltà, il secondo round di colloqui ad Abu Dhabi è stato definito “costruttivo” da Volodymyr Zelensky, il quale ha specificato che il tema chiave è stato discutere i possibili parametri per la fine della guerra. Le parti, ha riferito, hanno concordato di portare le rispettive posizioni nelle capitali e di coordinare i prossimi passi con i leader. Tuttavia, a dispetto di tali dichiarazioni che potrebbero apparire ottimistiche, sul terreno la situazione non accenna a mutare: la guerra prosegue senza sosta, con le armi che, come accade da quasi quattro anni, continuano a fare da padrone in assenza di una vera e propria svolta politica.




