Zelensky: in una settimana 1.700 droni e 70 missili russi, ma i colloqui proseguono
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Redazione Esteri
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Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rende noto, in un aggiornamento settimanale, che le forze di difesa hanno abbattuto un totale di millesettecento droni e settanta missili lanciati dalla Russia, i canali diplomatici, sebbene stretti e impervi, non si interrompono. La conferma arriva da Washington, la cui amministrazione ha annunciato che un nuovo round di negoziati, con la propria mediazione, riprenderà ad Abu Dhabi già dalla prossima domenica, in un tentativo di ridare slancio a un dialogo che stenta a tradursi in fatti concreti sul terreno.
L’agenda spinosa di Abu Dhabi: Donbass e Zaporizhzhia
Secondo quanto riportato dal portale Axios, citando fonti governative statunitensi, i partecipanti al precedente tavolo negli Emirati hanno esaminato nel dettaglio le richieste avanzate da Mosca. Di queste, alcune rappresentano i nodi storici del conflitto: la questione territoriale nel Donbass, accompagnata dalla condizione, non negoziabile per il Cremlino, del ritiro delle truppe ucraine dalla regione, e lo status controverso della centrale nucleare di Zaporizhzhia, il più grande impianto atomico d'Europa, la cui sicurezza rimane un punto cruciale per la stabilità internazionale. I funzionari americani hanno precisato che tutti i temi, comprese le misure necessarie per una de-escalation da entrambe le parti, sono stati affrontati durante due giorni di intensi colloqui.
Le linee rosse di Kiev e il posizionamento di Mosca
Da parte sua, il governo di Kiev ha preparato una precisa lista di priorità, una sorta di perimetro invalicabile che costituirà la base delle prossime trattative. Zelensky, pur definendo costruttivi i colloqui di Abu Dhabi e indicando come tema chiave i possibili parametri per la fine delle ostilità, ha lasciato intendere che lo spazio per concessioni è limitato. Nel frattempo, Mosca mantiene una posizione ferma sui territori contesi, ribadendo che le proprie istanze sarebbero in linea con quanto precedentemente discusso con gli Stati Uniti, in un chiaro tentativo di bypassare le resistenze europee.
Il quadro geopolitico e le dichiarazioni di Peskov
Il contesto internazionale, del resto, appare in trasformazione. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in un’intervista televisiva, ha lanciato un duro attacco verbale contro i leader europei, definendoli incapaci di resistere all’assertività del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Peskov, nella sua analisi, ha legato i recenti cambiamenti globali a quella che ha descritto come l’ipocrisia e i doppi standard che hanno a suo dire caratterizzato per decenni la politica del Vecchio Continente, criticando al contempo l’attuale classe dirigente. Queste dichiarazioni, mentre il Papa nell’Angelus invita a intensificare gli sforzi per la pace, sembrano voler marcare le distanze e preparare il terreno per trattative che, nei fatti, vedono sempre più Washington come interlocutore privilegiato, con l’Europa relegata a un ruolo marginale. I rappresentanti militari, intanto, hanno già individuato una serie di questioni tecniche da affrontare nel prossimo incontro, il cui esito rimane del tutto incerto.




