Mondiali 2026, Germania e Olanda fuori ai sedicesimi: Nagelsmann nel mirino, Koeman delude
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Redazione Sport
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Il rigore in stand by e la festa a scoppio ritardato. Un po' come Haaland che si inchioda in area per tutta la gara e non succede niente, finché alla fine non passa un pallone da quelle parti e la Norvegia supera il turno. Una dinamica che ricorda da vicino la leggendaria gag di Totò e Peppino quando cercavano la Malafemmena a Milano, in piazza Duomo: «Questa è la piazza del paese? Noi ci fermiamo qui, quella prima o poi passa». Eppure, per Germania e Olanda, quel pallone non è mai arrivato.
Il Mondiale nordamericano, che si gioca tra Stati Uniti, Canada e Messico, si è trasformato in un incubo sportivo per due delle nazionali più blasonate d'Europa, entrambe clamorosamente eliminate già ai sedicesimi di finale, un esito che apre ufficialmente la crisi per i rispettivi commissari tecnici e che lascia strascichi pesantissimi in termini di credibilità e progetti futuri.
Germania, terzo flop consecutivo: il Paraguay scrive la storia
Per la nazionale tedesca guidata da Julian Nagelsmann si tratta del terzo tonfo consecutivo in una rassegna iridata, dopo le scottanti eliminazioni della fase a gironi patite nel 2018 e nel 2022. Questa volta, l'uscita è arrivata per mano del Paraguay, che ha firmato un'impresa memorabile ai calci di rigore, cancellando ogni velleità di riscatto per la squadra teutonica. La partita, giocata a Città del Messico, ha messo in luce tutte le fragilità di una selezione che sembra aver perso la bussola, incapace di gestire la pressione e di concretizzare il predominio territoriale.
Non c'era feeling tra Diego Armando Maradona e gli Stati Uniti – ma anche con il Canada non scherzava – eppure per i tedeschi il continente americano si sta rivelando una vera e propria terra maledetta, dove i fantasmi del passato continuano a ripresentarsi con inquietante regolarità.
Il presidente del Paraguay, Santiago Pena, non ha perso tempo per esultare, decretando festa nazionale dopo il successo dell'Albirroja. Con un annuncio pubblicato sui social, il capo di Stato ha esultato: «Il Paraguay non si arrende mai! E ora, vacanza». Un gesto che sottolinea l'enormità dell'impresa sportiva, capace di unire un intero Paese in un tripudio di gioia, mentre in Germania si aprono le consuete, dolorose analisi su cosa non abbia funzionato.
La sconfitta ai rigori, con i tiri dal dischetto che hanno tradito i calciatori tedeschi, rappresenta la fotografia perfetta di una nazionale che non riesce più a trovare quella determinazione e quella freddezza che per decenni ne hanno fatto un'autentica macchina da guerra del calcio mondiale.
Hamann attacca Nagelsmann: "Non guarda le partite, doveva chiamare Bisseck"
A finire sul banco degli imputati, in modo quasi inevitabile, è il ct Julian Nagelsmann. Il giovane tecnico, che aveva raccolto l'eredità di Hansi Flick con la speranza di imprimere una svolta, si trova ora a dover gestire una delle crisi più profonde della storia recente del calcio tedesco.
L'ex centrocampista Dietmar Hamann, ospite dell'emittente irlandese RTE Sport, non ha lesinato critiche feroci nei confronti del selezionatore, mettendo in dubbio persino il suo metodo di lavoro: «Credo che grinta e determinazione derivino dallo spirito di squadra, dallo stare insieme, dal sapere di potersi fidare dei propri compagni, che sono lì per te quando ne hai bisogno».
Hamann ha poi aggiunto un'affermazione che suona come un'accusa pesantissima, ovvero che Nagelsmann non guarderebbe le partite con la dovuta attenzione, suggerendo inoltre che avrebbe dovuto convocare il difensore Bisseck, lasciato inspiegabilmente a casa. Una critica che va al cuore della preparazione tattica e della gestione del gruppo, due aspetti sui quali il commissario tecnico è chiamato a rispondere con urgenza, mentre in Germania si fa sempre più forte l'ombra di Jurgen Klopp come possibile successore.
Olanda, Koeman delude: l'eliminazione che fa rumore
Se per la Germania si tratta di una ferita che si riapre ciclicamente, per l'Olanda l'eliminazione ai sedicesimi assume i contorni di una delusione cocente che mette in discussione l'intero progetto di Ronald Koeman. Il commissario tecnico, tornato sulla panchina orange dopo l'esperienza di Louis van Gaal, non è riuscito a dare alla squadra quella compattezza e quella brillantezza che aveva caratterizzato le ultime apparizioni internazionali.
La sconfitta, maturata al termine di una partita equilibrata ma priva di guizzi, ha scatenato le critiche della stampa olandese, che parla di un'occasione sprecata e di un gioco troppo timido per una nazione che vanta una tradizione calcistica di altissimo livello. Koeman ha provato a cambiare modulo e interpreti, ma la squadra è apparsa spesso spaesata, senza un'identità precisa e con pochissima incisività sotto porta, un problema che è emerso in tutta la sua evidenza nel momento decisivo.
La Germania, dal canto suo, non può più nascondersi dietro al mito delle quattro stelle vinte in passato. La sconfitta contro il Paraguay, infatti, non è soltanto un risultato sportivo, ma rappresenta il simbolo di un declino tecnico e mentale che perdura ormai da troppo tempo. I giocatori sono apparsi spenti, privi di quella cattiveria agonistica che era il marchio di fabbrica delle vecchie generazioni, e la gestione di Nagelsmann è sotto esame da parte della federazione tedesca, che dovrà decidere se proseguire con il progetto o se virare verso una soluzione più esperta e rassicurante.
Le parole di Hamann, per quanto dure, hanno il merito di accendere i riflettori su un problema di fondo che riguarda la preparazione e la scelta degli uomini, un aspetto che diventa decisivo quando il livello della competizione si alza e ogni errore viene pagato a caro prezzo. Intanto, però, il Mondiale continua per le altre squadre, mentre Germania e Olanda fanno i conti con una realtà che impone cambiamenti radicali.




