Ferrero frena sugli acquisti, il prezzo delle nocciole turche raddoppia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi climatica, che si manifesta attraverso eventi meteorologici estremi, sta producendo i suoi effetti tangibili anche su uno dei prodotti più iconici della tradizione dolciaria italiana, costringendo un gigante del settore a decisioni drastiche. Ferrero, il colosso di Alba noto in tutto il mondo per le sue creme spalmabili e per i gianduiotti, ha infatti sospeso temporaneamente gli acquisti di nocciole dalla Turchia, suo fornitore primario, dopo che il prezzo della materia prima è volato, toccando quota 18.000 dollari per tonnellata. Un raddoppio, questo, registrato dall'inizio dell'estate quando la stessa partita veniva contrattata a circa 9.000 dollari, un'impennata che riflette un crollo produttivo senza precedenti dopo una stagione segnata da gelate devastanti e dalla proliferazione di parassiti.

Le cause di un mercato in subbuglio

L'interruzione degli approvvigionamenti, della quale ha dato notizia il Financial Times, non significa un'immediata paralisi produttiva per l'azienda piemontese, la quale può contare su consistenti scorte strategiche accumulate nel tempo, una prassi comune per far fronte alla volatilità dei mercati agricoli. Tuttavia, questa mossa, dettata da una logica di contenimento dei costi, segnala una tensione profonda nell'intera filiera globale delle nocciole, di cui la Turchia è il maggior produttore mondiale. L'episodio, del resto, illumina con crudo realismo le interdipendenze della globalizzazione, dove un'ondata di maltempo sull'Anatolia finisce per scuotere gli equilibri di un distretto industriale nel Nord Italia, costringendo tutti gli attori, dagli agricoltori ai trasformatori, a ricalibrare le proprie strategie in attesa di nuovi assetti.

Le ripercussioni sulla filiera piemontese

Le conseguenze di questa turbolenza si stanno già riverberando sull'intero indotto dolciario, in particolar modo in Piemonte, dove la nocciola Tonda Gentile Trilobata rappresenta non solo un ingrediente fondamentale ma un vero e proprio simbolo territoriale. Si preannuncia, perciò, una stagione commerciale estremamente complessa, che dal periodo post-Halloween si prolungherà fino a Natale, con rincari che le imprese locali stimano in media del trenta per cento. Alcune di esse, soprattutto quelle che operano su piccola scala e sono costrette a rifornirsi all'ultimo momento, si trovano già a fare i conti con aumenti che, in certi casi, raggiungono la soglia del cento per cento, rendendo la produzione di specialità come il gianduiotto un'operazione dai margini sempre più risicati.

L'allerta per il consumatore finale

Sebbene al momento non vi sia un pericolo concreto di sparizione dei prodotti dagli scaffali dei supermercati, lo stop deciso da Ferrero costituisce un primo, significativo campanello d'allarme che prefigura una stagione di prezzi più elevati per il consumatore. L'azienda, che da tempo diversifica i suoi approvvigionamenti anche da altri paesi, si trova a dover navigare in un mare mosso, bilanciando la necessità di mantenere standard qualitativi elevati con l'esigenza di non trasferire interamente sul prezzo finale gli shock che provengono dal mercato delle materie prime. La ricerca di nuovi equilibri, pertanto, è già in atto, mentre la domanda mondiale di prodotti a base di nocciola continua a mostrare un trend di crescita costante.

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