Viktor Orbán accusa Kiev di interferenza nelle elezioni e sospende il gas all’Ucraina
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Redazione Esteri
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Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha nuovamente alzato il tono dello scontro con l’Ucraina, lanciando accuse pesantissime a poche settimane dalle elezioni politiche previste per il 12 aprile. In un video pubblicato sui social network giovedì, il leader magiaro ha rivolto un appello diretto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, chiedendogli di richiamare immediatamente quelli che ha definito i suoi "agenti", sostenendo che i servizi segreti ucraini starebbero operando attivamente sul suolo ungherese per influenzare il risultato del voto.
Orbán, che secondo i sondaggi si trova a fronteggiare la sfida elettorale più difficile degli ultimi sedici anni, ha affermato che "mai prima d'ora" le elezioni ungheresi erano state oggetto di un'interferenza così massiccia da parte di servizi di intelligence stranieri. Nel dettaglio, il premier ha sostenuto che "spie ucraine e specialisti informatici pagati da Kiev" sarebbero in contatto con il principale partito di opposizione, il Tisza, con l'obiettivo di installare dopo il voto un governo filo-ucraino. Tale governo, secondo la narrazione di Orbán, porterebbe l’Ungheria a sostenere lo sforzo bellico di Kiev, taglierebbe Budapest fuori dalle forniture energetiche a basso costo provenienti dalla Russia e destinerebbe fondi ungheresi all'Ucraina.
La ritorsione energetica sul gasdotto Druzhba
Le tensioni tra i due Paesi non si limitano però al piano politico-diplomatico, ma si sono estese al delicato capitolo della sicurezza energetica. In un’escalation che ha assunto i contorni di un braccio di ferro commerciale, Orbán ha annunciato mercoledì l’interruzione graduale delle esportazioni di gas naturale verso l’Ucraina, condizionando la ripresa delle forniture al ripristino dei flussi di petrolio attraverso il gasdotto Druzhba. "Finché l'Ucraina non fornirà petrolio, non riceverà gas dall'Ungheria", ha dichiarato il premier in un video pubblicato sui social, aggiungendo che il gas destinato a Kiev verrà invece immagazzinato per le riserve nazionali.
La disputa ha origine da gennaio, quando il flusso di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia attraverso il gasdotto Druzhba è stato interrotto. Se Kiev attribuisce il fermo a un attacco di droni russi che ha danneggiato le infrastrutture, rendendo le riparazioni rischiose per i tecnici a causa dei bombardamenti continui, Budapest ha invece definito l’accaduto come un "blocco petrolifero" voluto politicamente da Zelensky. L’Ungheria, che insieme alla Slovacchia gode di un’esenzione dall’embargo europeo sul petrolio russo, dipende in larga misura proprio da questa rotta.
Il ruolo di Trump e la partita diplomatica
Lo scontro frontale tra Budapest e Kiev si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, caratterizzato dal crescente attivismo diplomatico di Viktor Orbán. Il premier ungherese, da tempo considerato il principale alleato del presidente americano Donald Trump all’interno dell’Unione Europea, ha recentemente bloccato un prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev, utilizzando la leva finanziaria come strumento di pressione. La sua azione si colloca in una fase delicata per gli equilibri internazionali, in cui Budapest sembra volersi ritagliare il ruolo di interlocutore privilegiato tra il Cremlino e la nuova amministrazione repubblicana.
Nonostante le accuse di interferenza e le ritorsioni energetiche, non è arrivata alcuna replica immediata da parte di Kiev alle dichiarazioni di Orbán. Le autorità ungheresi, dal canto loro, hanno rafforzato le misure di sicurezza, dispiegando militari e forze di polizia a protezione delle infrastrutture energetiche critiche, adducendo il timore di possibili azioni di sabotaggio da parte ucraina – accuse respinte al mittente da Zelensky, che ha ribadito come la priorità sia difendere il proprio territorio dagli attacchi russi. La vicenda, che intreccia accuse di spionaggio e guerra commerciale, rischia di aggravare ulteriormente i rapporti tra due Paesi confinanti già resi fragili dal conflitto in corso ai confini orientali dell’Europa.




