Papa Leone XIV porta la croce al Colosseo e chiede a Trump di fermare la guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo Venerdì Santo del pontificato di Leone XIV si annuncia come un momento di rottura rispetto a consuetudini recenti, carico di un simbolismo che intreccia la tradizione più antica con le urgenze del presente. Sarà lo stesso Pontefice, il prossimo 3 aprile, a farsi carico della croce lungo tutte le quattordici stazioni della Via Crucis al Colosseo, un gesto che non trova precedenti immediati da quando, oltre sessant’anni fa, Paolo VI decise di riportare il rito nell’Anfiteatro Flavio. Negli ultimi decenni, i pontefici si erano limitati a portare il legno solo nella stazione iniziale e in quella conclusiva, o avevano presieduto la celebrazione dal vicino colle Palatino, come accaduto spesso con Francesco a causa delle sue precarie condizioni di salute, che di fatto lo avevano tenuto lontano dalla partecipazione diretta a partire dal 2022.

La scelta di tornare a calcare il Colosseo in prima persona, impugnando il simbolo della Passione per tutto il percorso, assume così una valenza precisa nel solco del rinnovamento liturgico voluto dal nuovo Papa, che già per il Giovedì Santo ha disposto il ritorno della Messa “in Coena Domini” nella Basilica di San Giovanni in Laterano, abbandonando le celebrazioni “fuori porta” nei carceri o nei centri di accoglienza predilette dal suo predecessore. A rendere ancora più denso il significato della veglia del Venerdì Santo, che tradizionalmente ricorda il cammino di Gesù verso il Golgota, concorre la scelta delle meditazioni, affidate a padre Francesco Patton, che della Custodia di Terra Santa è stato il guardiano fino al 2025. Oggi residente sul Monte Nebo, in Giordania, Patton porta con sé la voce di una regione martoriata dai conflitti, e la sua penna è stata voluta esplicitamente da Leone XIV per guidare la riflessione in una notte in cui l’attenzione del mondo cattolico sarà concentrata sull’urgenza della pace.

Non è un caso che questo richiamo alle sofferenze del Medio Oriente arrivi mentre sullo sfondo si staglia l’intervento diretto del Papa nel conflitto in corso nel Golfo. A pochi giorni dal rito, lo stesso Leone XIV ha rivelato di aver avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiedendogli esplicitamente di porre fine alla guerra, auspicando che si possa arrivare a un percorso di trattative entro la Pasqua. La dichiarazione, rilasciata in inglese all’uscita da Villa Barberini a Castel Gandolfo, ha confermato lo stile diretto e senza mediazioni del Pontefice, che ha definito la festività imminente come “il tempo più santo, più sacro di tutto l’anno, tempo di pace, di molta riflessione”, contrapponendolo alla realtà di “tanta sofferenza, tanti morti, anche bambini innocenti”.

Le parole del Papa, che ha invitato i cristiani a riconoscere “Cristo ancora crocifisso oggi” negli innocenti vittime della violenza, diventano così la chiave di lettura per interpretare i gesti liturgici della Settimana Santa. L’affidamento delle meditazioni a padre Patton, un francescano che ha vissuto per anni in Terra Santa, rappresenta un ulteriore tassello di questo messaggio. Fonti vaticane sottolineano come la scelta sia caduta su di lui per dare voce proprio a quelle terre dove i luoghi santi sono feriti da bombardamenti e instabilità. In un clima internazionale segnato dalle tensioni e dal conflitto in Ucraina che si prolunga senza soluzione, Leone XIV ha scelto di utilizzare il palcoscenico globale della Via Crucis non solo per un atto di devozione, ma per un intervento politico e spirituale di alto profilo, stringendo il legame tra il sacrificio di Cristo e la sofferenza contemporanea.

La preparazione del rito, che sarà seguito da milioni di fedeli in tutto il mondo, è dunque giunta alla fase conclusiva. La Sala Stampa della Santa Sede ha già comunicato che i testi scritti da Patton, nei quali si prevede un richiamo esplicito alle sofferenze delle popolazioni mediorientali, verranno resi pubblici nella mattinata dello stesso Venerdì Santo. Se da un lato si tratta di un ritorno alla tradizione, con il Papa che torna a celebrare il rito al Colosseo in modo pieno e visibile, dall’altro la cifra di questo primo anno di pontificato sembra essere proprio quella di un’azione decisa, capace di utilizzare il peso della morale cattolica per tentare di incidere sulle dinamiche belliche, come dimostrato dalla telefonata con Trump e dall’appello diretto a porre fine al conflitto.

Il Papa e la Via Crucis: l’attesa per il rito al Colosseo

A rendere atteso questo appuntamento è anche il valore simbolico della partecipazione diretta. Dopo quattro anni, il Colosseo torna a vedere un Pontefice camminare fisicamente lungo le quattordici stazioni, un gesto che per i fedeli rappresenta una vicinanza tangibile alla Passione. Le celebrazioni del Triduo Pasquale, che si apriranno giovedì 2 aprile con la Messa Crismale in San Pietro e la Messa della Cena del Signore a San Giovanni in Laterano, culmineranno quindi con questo momento di alta intensità emotiva. La scelta di far scrivere le meditazioni a Patton, già noto per essere stato una voce costante a difesa delle popolazioni in conflitto durante il suo mandato in Medio Oriente, trasforma il rito in un vero e proprio atto di denuncia contro la guerra.

L’appello alla Casa Bianca e lo scenario internazionale

La telefonata con Trump, rivelata dallo stesso Leone XIV, ha acceso i riflettori sul ruolo di mediatore che il Papa intende giocare sulla scena internazionale. Chiedendo esplicitamente di porre fine alle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran entro la Pasqua, il Pontefice ha stabilito una scadenza precisa legata al calendario liturgico, trasformando la settimana santa in un’opportunità per un cessate il fuoco. L’invito rivolto “a tutte le persone di buona volontà, di fede, i cristiani, a camminare insieme con Cristo” è stato accompagnato da un monito a essere “portatori di pace e non di odio”, ribadendo che la violenza, come ha detto in quell’occasione, è spesso promossa da “tanta gente” che andrebbe fermata. In questo contesto, la croce portata per mano del Papa al Colosseo diventa l’emblema di un’umanità sofferente che reclama la fine dei conflitti.

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