Tragedia a Lanzarote, un pescatore padovano muore travolto dal mare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’onda anomala, che si è abbattuta con violenza inattesa lunedì 8 dicembre al largo della costa di Lanzarote, ha stroncato la vita di Riccardo Rocco, giovane di Vigonza di appena ventisette anni, il quale, trovandosi in barca per dedicarsi alla pesca, sua grande passione, è stato scaraventato in acqua assieme a un amico trentenne, originario del Veneziano, che condivideva con lui quella vacanza iniziata da pochi giorni. La dinamica, per quanto tragica, appare semplice nella sua crudezza: il mare, spesso placido in quelle latitudini, ha improvvisamente cambiato volto, sollevando un muro d’acqua che non ha lasciato scampo, nonostante i soccorsi, giunti in tempi rapidi, siano riusciti a trarre in salvo entrambi i giovani, per portarli d’urgenza all’ospedale Doctor José Molina Orosa di Arrecife, dove purtroppo, non essendoci stato nulla da fare per il più giovane dei due, le sue condizioni hanno reso vano ogni tentativo dei medici.

La passione per la pesca e il legame con la Spagna

Quella per la pesca, che lo aveva portato più volte a scegliere proprio l’arcipelago delle Canarie come meta per i suoi viaggi, costituiva una componente fondamentale della sua vita, come testimonia chi, avendolo conosciuto professionalmente, ne ricorda la dedizione e la serietà, tratti che ne hanno delineato il carattere nel corso dei cinque anni di lavoro presso un panificio della provincia padovana, dove si era occupato, con impegno costante, sia della produzione che delle consegne, fino al gennaio di quest’anno. “Era un bravo ragazzo, di buon cuore, sempre disponibile”, ha ricordato l’ex datore di lavoro, sottolineando come le uscite in barca rappresentassero per lui un momento di autentico svago, quasi una ritualità, che neanche l’anno precedente aveva voluto sacrificare, organizzando una simile spedizione nelle stesse acque che, paradossalmente, gli sono state ora fatali.

I soccorsi e la dinamica dell’incidente

La notizia del dramma, che si è consumato sotto gli occhi dell’amico scampato al pericolo, sebbene probabilmente scosso dall’accaduto, ha iniziato a circolare attraverso i canali di informazione locali, i quali, senza aggiungere particolari superflui, hanno riportato la sequenza degli eventi: la chiamata d’emergenza, l’intervento delle unità di salvataggio, il trasporto in codice rosso presso la struttura ospedaliera e, infine, la constatazione del decesso, avvenuto poco dopo il ricovero, mentre l’altro ragazzo, per fortuna, è riuscito a salvarsi. Nulla, in queste ore, lascia presupporre negligenze o comportamenti avventati, ma sembra piuttosto configurarsi come una di quelle fatalità contro cui, spesso, non esistono protezioni sufficienti, neppure quando si ha esperienza del mare e delle sue insidie.

Il ricordo di una vita interrotta troppo presto

La sua figura, descritta da chi lo ha frequentato come persona solare e affidabile, emerge dai racconti di quanti ne hanno condiviso il percorso, il quale, iniziato tra le mura di un laboratorio per la panificazione, si è bruscamente interrotto in un angolo remoto dell’oceano, lontano dalla sua terra natale, ma in un luogo che amava profondamente. La circostanza del fatto, che vede coinvolto un solo cittadino italiano, non ha richiesto, per quanto si apprende, l’attivazione di particolari protocolli diplomatici, fermo restando il doveroso supporto consolare alla famiglia, la quale, nel silenzio di questi giorni, deve affrontare un lutto così improvviso e straziante, mentre le indagini delle autorità locali, ormai avviate, procedono per accertare ogni dettaglio, sebbene la causa appaia del tutto naturale.

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