Delpini contro il capitalismo malato, Fontana e Sala ascoltano il richiamo
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Redazione Interno
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Un monito severo, che scava nella crisi del presente senza concedere alibi, ha risuonato sotto le volte della basilica di Sant'Ambrogio. L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nel tradizionale Discorso alla Città per la vigilia del patrono, ha brandito con forza un concetto che ha squarciato la ritualità della cerimonia: la denuncia di un "capitalismo malato", il quale, come ha affermato senza mezzi termini, "arricchisce i ricchi e deruba i poveri". Una struttura economica giudicata a servizio esclusivo dell'individualismo e, cosa ancor più grave, del tutto indifferente alla funzione sociale e alla responsabilità morale che dovrebbero invece governare la finanza e l'agire collettivo. Davanti a questa diagnosi, che ha fatto da cuore pulsante alla sua riflessione, sedevano le massime istituzioni del territorio, chiamate in causa direttamente dal presule.
Una chiamata alle responsabilità delle istituzioni
Tra i primi a raccogliere pubblicamente quel messaggio, subito dopo la funzione, è stato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Riferendosi esplicitamente al "richiamo alla responsabilità" lanciato da Delpini, Fontana ha riconosciuto come si tratti di un invito al quale le istituzioni dichiarano di essere "sempre molto attenti" e che cercano di applicare in ogni attività. Ha tuttavia aggiunto, in una sorta di istantanea sulla complessità del governo, che esistono "situazioni oggettive" le quali, nonostante l'impegno e la volontà profusa, possono impedire di trovare una soluzione. Una presa d'atto delle difficoltà che non sminuisce, nelle intenzioni espresse, la portata dell'esortazione ricevuta.
La speranza nell'impegno concreto
Dal canto suo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha offerto la sua lettura del denso intervento arcivescovile, definendolo un "discorso severo ma anche di grandissima speranza". Sala ha colto nel quadro, per molti versi spietato, della realtà quotidiana dipinto da Delpini, un potente invito all'azione personale. "Bisogna farsi avanti", ha ribadito il primo cittadino, sentendosi egli stesso parte di coloro che hanno risposto a quella chiamata. La speranza, dunque, non risiederebbe in una facile ottimismo, bensì nella concretezza dell'impegno e nella moltitudine di soggetti che possono contribuire, ognuno per la sua parte, a evitare che "la casa non crolli", come l'arcivescovo avrebbe più volte sottolineato nella sua omelia.
Il contesto di una riflessione oltre la ritualità
Le parole di Delpini, che hanno animato la celebrazione dei primi Vespri, si sono dunque collocate ben al di là del mero ambito religioso o dell'occasione cerimoniale. Costituendo, piuttosto, un punto di riflessione pubblica di alto profilo sul modello di sviluppo e sui suoi evidenti squilibri. L'essere pronunciate in un contesto così solenne e davanti a un uditorio così specifico – che racchiudeva il vertice politico-amministrativo di Milano e della Lombardia – ne ha amplificato il significato civile, trasformando la basilica in un'agorà temporanea dove interrogare le coscienze delle guide della società. Un dibattito che, per sua natura, rimane aperto e chiama in causa la capacità di tradurre gli auspici in prassi amministrative e scelte politiche misurabili.




