Gli italiani ascoltano la radio in auto, ma i nuovi modelli la stanno eliminando

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un paradosso, in questi giorni, che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda delle abitudini quotidiane di milioni di italiani. Da un lato, gli ultimi volumi dell’indagine Audiradio, relativi al quarto trimestre del 2025, certificano con numeri inequivocabili come l’ascolto della radio nel nostro Paese sia ancora un fenomeno prevalentemente legato alle quattro ruote: sono quasi 27 milioni ogni giorno, per la precisione 26.929.000, coloro che accendono la radio mentre sono alla guida, un dato che schiaccia letteralmente le altre modalità di fruizione, dall’apparecchio casalingo, che si ferma a poco meno di 10 milioni, allo streaming via smartphone, inseguito da 3,7 milioni di utenti -8. Dall’altro lato, però, l’industria automobilistica sembra guardare da un’altra parte, spinta da una logica di mercato e di semplificazione tecnologica che rischia di rendere quelle stesse autoradio, o meglio, i ricevitori fisici, un oggetto del passato. Su alcuni modelli di nuova generazione, il sintonizzatore FM o DAB+ non è più previsto, sostituito da ecosistemi di infotainment che dialogano esclusivamente con la rete e con lo smartphone, un po’ come se ci si affidasse completamente alla connettività per un servizio che, fino a ieri, era garantito via etere -1 -4.

Il nodo normativo e lo stop dell’Unione europea

Di fronte a questa tendenza, che vede Case come Citroën o Dacia proporre vetture prive di autoradio tradizionale, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva tentato di correre ai ripari, notificando a Bruxelles un disegno di legge che intendeva estendere l’obbligo di ricezione broadcast – sia analogica che digitale DAB+ – a tutti i veicoli nuovi dotati di sistemi connessi -1 -3. La risposta della Commissione europea, però, non si è fatta attendere ed è stata, per molti versi, una doccia fredda: l’iter è stato sospeso fino al prossimo 7 aprile, e la misura italiana è finita nel mirino per una serie di profili di incompatibilità con il diritto comunitario -1 -3. Secondo l’esecutivo europeo, infatti, imporre per legge un componente del genere rischierebbe di limitare la libertà di scelta dei consumatori, costringendoli a dotarsi di un apparato che magari non desiderano, e di ostacolare il mercato interno, creando barriere all’ingresso per veicoli prodotti in altri Stati membri dove certi ob obblighi non sussistono -3 -7.

Le ragioni italiane tra emergenza e tutela dei consumatori

La posizione del governo italiano, sostenuta con forza da Confindustria Radio Televisioni e dalla campagna #RadioInAuto lanciata in occasione della Giornata mondiale della radio, si basa su argomenti che vanno oltre la semplice nostalgia o la difesa di una fetta di mercato -2 -4. La radio, in questa prospettiva, viene considerata alla stregua di un’infrastruttura sociale, un servizio di interesse generale che garantisce l’accesso all’informazione in modo gratuito, universale e, aspetto cruciale, indipendente dalla copertura delle reti mobili. In situazioni di emergenza o di calamità naturale, quando le linee dati potrebbero saltare, la radiodiffusione via etere rappresenta spesso l’ultimo baluardo per diffondere notizie utili alla sicurezza dei cittadini -2 -3. C’è poi un tema di tutela delle abitudini consolidate di quei 26 milioni di ascoltatori che, salendo in macchina, compiono un gesto istintivo e cercano quella “scatola magica” senza dover accoppiare il telefono o distrarsi con un display -2. Un’abitudine che, peraltro, è alla base del drive time, la fascia oraria più pregiata per gli inserzionisti pubblicitari e, di conseguenza, per il sostentamento dell’intero sistema radiofonico nazionale.

Un paradosso normativo e la sfida dell’interfaccia

La situazione attuale, di fatto, è figlia di un vuoto normativo che l’Agcom aveva già segnalato. L’obbligo di installare il ricevitore DAB+, sancito dal decreto legislativo 259 del 2023, scatta solo nei veicoli in cui è presente un’autoradio tradizionale, creando una sorta di paradosso: se un costruttore elimina del tutto l’autoradio per sostituirla con un sistema solo IP, l’auto può essere venduta senza alcun ricevitore broadcast, vanificando di fatto la legge che doveva incentivare il digitale terrestre -1 -9. Il tema, allora, si sposta su un piano più sfumato ma forse più decisivo, quello della prominence o, in italiano, della visibilità. Alcuni osservatori, come si legge su Newslinet, suggeriscono che la battaglia non vada combattuta tanto sul chip o sul ricevitore, quanto sull’interfaccia utente -4. Se l’utente medio, come dimostra il successo delle piattaforme di streaming, cerca la semplicità di accesso, l’obiettivo per il mondo radiofonico dovrebbe essere quello di presidiare i cruscotti digitali, negoziando con i costruttori un’icona ben visibile, un “tasto Radio” immediato che, anche in assenza di ricevitore, rimandi a un aggregatore di flussi preinstallato e geolocalizzato, garantendo così la presenza delle emittenti locali e nazionali -4. Una sfida, questa, che si gioca sul terreno della user experience e che determinerà, molto più di un decreto, se la radio continuerà a essere la colonna sonora dei nostri viaggi.

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