Radio in auto, l’obbligo dei sintonizzatori Fm e Dab supera lo scoglio europeo
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Redazione Economia
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Aveva dell’incredibile, almeno per chi considera la rotella del volume un’ancora di salvezza nel traffico o un rifugio durante i blackout improvvisi, l’idea che le nuove auto connesse potessero farci dimenticare per sempre la cara vecchia frequenza modulata. Il rischio, paventato da più parti e a lungo dibattuto nelle stanze del potere, era che i cruscotti si trasformassero in estensioni dello smartphone, relegando la radio broadcast – quella che non dipende dal consumo dei gigabyte – in un angolo buio del passato. E invece, contro ogni pronostico tecnologico che vedeva la radio via etere soccombere davanti ai display e alle piattaforme streaming, Bruxelles ha detto sì all’Italia.
A dare la notizia è il Sole 24 Ore, che riporta il verdetto della Commissione europea: la richiesta normativa presentata dal governo italiano – quella che rende obbligatoria l’antenna e il ricevitore sia per l’Fm che per il Dab+ su tutti i nuovi veicoli – è stata giudicata valida e compatibile con le regole del mercato unico. Lo ricorderete, la tensione era palpabile nei mesi scorsi, quando la bozza iniziale sembrava spianare la strada a una cancellazione silenziosa di quei componenti; un’assenza che, nelle intenzioni di chi progetta l’infotainment modulare, avrebbe liberato spazio e ridotto costi, ma che per gli italiani rappresentava una mutilazione dell’informazione e della sicurezza.
È una vittoria, e non certo di poco conto, quella che arriva dal braccio di ferro tra Roma e le istituzioni europee, perché il dispositivo approvato è molto più astuto di un semplice “salvare la radio”. La norma italiana, che a ottobre aveva ricevuto una richiesta di sospensione e ulteriori delucidazioni da parte della Commissione (allarmata forse da un potenziale freno all’innovazione o a un ritorno al passato), ha convinto Bruxelles grazie a una motivazione di fondo: la sicurezza pubblica e il pluralismo. E attenzione, non si tratta di retorica: in un’epoca in cui le reti mobili collassano sotto il peso dei terremoti, delle alluvioni o dei semplici sovraccarichi di utenza, la resilienza della radio terrestre rimane ineguagliabile.
Niente più “vuoti” nei quadri, l’hardware diventa obbligatorio per legge
La differenza, e qui sta il cuore tecnico della questione, non è banale e riguarda il confine tra software e hardware. La normativa italiana notificata a ottobre (modifica all’articolo 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni) non si limita a chiedere ai costruttori di installare un’app o di lasciare l’opzione “solo streaming” attiva. No, parliamo di obbligo fisico: l’antenna e il ricevitore devono esserci, punto e basta, indipendentemente dal fatto che l’auto abbia un sistema di infotainment potentissimo.
Questo significa che la modulistica di vendita del futuro dovrà includere la dicitura “Sintonizzatore Fm/Dab+” come se fosse un airbag o le cinture di sicurezza. Tra le righe della replica italiana alla Ue – quella che ha ribaltato il primo orientamento restrittivo di Bruxelles – emerge la volontà di frenare quella che l’Agcom (il Garante per le comunicazioni) aveva definito una “elusione” della normativa. Il trucco, ormai evidente, era proprio quello: siccome la vecchia legge imponeva il Dab+ solo ai veicoli dotati di autoradio, molti costruttori hanno semplicemente tolto l’autoradio per non montare più il digitale. Un paradosso giuridico contro cui l’Italia si è scagliata con successo.
Il peso del made in Italy e i numeri dell’ascolto in mobilità
Ma come ha fatto un’eccezione italiana a passare al setaccio di Bruxelles, solitamente gelosa dell’armonizzazione tecnologica? La risposta sta nella difesa del pluralismo e nella mobilità degli italiani. Le cifre, che sono state il vero jolly nella trattativa, parlano chiaro: nel nostro Paese sono circa 35 milioni le persone che accendono la radio ogni giorno, e di queste ben 26 milioni lo fanno mentre sono al volante. Cancellare i ricevitori avrebbe significato spostare di peso l’intero ecosistema editoriale nazionale, consegnandolo ai giganti della tecnologia o alla mercé dei costi variabili della connessione dati.
Non solo questione di abitudini, però, perché la battaglia – che ha visto in prima linea Confindustria Radio Televisioni con la campagna #RadioInAuto – si è giocata anche sul terreno della competitività industriale. Se un’auto senza antenna funziona perfettamente in centro a Milano con il 5G, potrebbe diventare muta su un passo montano o in un tunnel. E l’Europa, alla fine, ha accettato l’argomento che la ricezione gratuita e universale è un valore superiore alla semplice semplificazione dei cruscotti.
Sicurezza e allerta: il ruolo strategico del Dab+ che ha convinto i tecnici
E qui arriviamo all’ultimo, decisivo tassello: la gestione delle emergenze. Il sistema di allerta pubblico, integrato nel Dab+ e noto come “Automatic Safety Alert” (ASA), è capace di svegliare il ricevitore anche a vettura spenta per diffondere messaggi di protezione civile in caso di terremoto o disastro. Una funzionalità che lo streaming su rete mobile non può garantire con la stessa capillarità, e che ha rappresentato la prova del nove per la delegazione italiana davanti ai funzionari europei.
La recente decisione, quindi, mette fine (o almeno mette una solida diga legislativa) alla deriva che avrebbe trasformato le nuove generazioni di veicoli in scatole cieche rispetto all’etere. La strada ora è tracciata: l’ok è arrivato, e il provvedimento – che dovrà ora completare l’iter formale di recepimento – impone ai costruttori di non azzerare una tecnologia che, nonostante l’avanzata dei display touch, resta l’unica vera a non tradirti quando la connessione vacilla.




