Radio in auto, Bruxelles dà ragione all’Italia: obbligo di ricevitori Fm e Dab

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La guerra silenziosa per un pugno di pollici quadrati sul cruscotto – quelli che un tempo ospitavano manopole, frequenze e il caldo ronzio delle stazioni locali – ha appena cambiato fronte. Nell’era dell’auto connessa, dominata da piattaforme digitali, mappe intelligenti e servizi in abbonamento che sembravano aver relegato la vecchia radio a un cimelio, arriva la controffensiva italiana. E a sostenerla, con un atto formale che pesa come una sentenza, è ora la Commissione europea. Quest’ultima ha infatti riconosciuto la piena validità dell’iniziativa normativa notificata dal nostro paese, quella che intende rendere obbligatoria la presenza dei ricevitori Fm e Dab+ su tutti gli autoveicoli nuovi. Una decisione, va detto, che non riguarda soltanto l’intrattenimento degli occupanti.

Una questione che non è solo di frequenze

A muovere i fili della vicenda, come spesso accade quando si parla di etere e di automobili, c’è innanzitutto la sicurezza. L’eliminazione dei ricevitori tradizionali, che diversi costruttori avevano già iniziato a prospettare per ridurre costi e spazio a favore di connettività a pagamento, avrebbe di fatto lasciato milioni di automobilisti in un pericoloso cono d’ombra. In assenza di connessione dati, o in zone montane con scarsa copertura di rete, la radio Fm e il Dab+ restano invece canali affidabili per ricevere notizie immediate, bollettini sul traffico e allerte meteo. Il Garante per le comunicazioni italiano, che per primo aveva sollevato l’allarme, aveva parlato chiaramente di un rischio sistemico: una deriva tecnologica capace di violare il principio della neutralità tecnologica, favorendo piattaforme a pagamento a scapito della gratuità del servizio pubblico e privato via etere.

La risposta di Bruxelles e le implicazioni industriali

La notifica italiana, esaminata dagli uffici competenti della Commissione, non ha quindi incontrato ostacoli. Anzi, la risposta arrivata dal quartier generale europeo suona come un’autentica investitura: ben fa l’Italia a imporre una norma che garantisca la presenza fisica delle antenne e dei decodificatori per Fm e Dab+. Una scelta, questa, che assume i contorni di una vera e propria polizza assicurativa contro l’espulsione della radio dal cruscotto digitale. Per i costruttori auto – molti dei quali, negli ultimi anni, avevano iniziato a proporre modelli senza alcun ricevitore radio, rinviando il cliente a app su schermo e abbonamenti a piattaforme terze – si apre adesso una fase di adeguamento obbligato. Il che significa, in concreto, che le antenne dovranno tornare a essere un componente standard, non un optional o una memoria del passato.

Il nodo del pluralismo informativo e dell’accesso gratuito

C’è poi un secondo piano, forse meno evidente ma altrettanto strutturale, che riguarda il pluralismo informativo. La radio tradizionale, va ricordato, è uno degli ultimi baluardi della fruizione gratuita e non profilata delle notizie. Mentre le piattaforme digitali raccolgono dati, tracciano spostamenti e personalizzano i contenuti (spesso in cambio di un canone mensile), l’etere resta un bene comune: chiunque, con un semplice ricevitore, può ascoltare senza lasciare traccia. L’obbligo imposto dall’Italia e benedetto da Bruxelles impedisce che l’automobile si trasformi in una gabbia di vetro algoritmico, dove anche il notiziario del telegiornale locale o l’annuncio di un’emergenza vengano filtrati da un login. E non è un caso, infine, che la decisione sia stata accolta con favore anche da chi quel pluralismo lo tutela per legge: il Garante per le comunicazioni, che aveva già denunciato il rischio di un “vuoto di informazione” in mobilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.