La battaglia di Confindustria Radio Tv per l’autoradio: “così i cruscotti chiusi mettono a rischio la libertà di scelta”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La ricorrenza della Giornata mondiale della radio, che si celebra oggi, 13 febbraio 2026, arriva quest’anno carica di un’urgenza che travalica la semplice celebrazione di un mezzo che da oltre un secolo tiene compagnia agli italiani, un’urgenza che si traduce in un vero e proprio allarme lanciato da Confindustria Radio Televisioni, la quale ha avviato la campagna di comunicazione denominata «#RadioInAuto». Il cuore della preoccupazione, espressa con forza dall’associazione degli editori, risiede nella progressiva e sempre più diffusa tendenza, da parte di alcune case automobilistiche, a ridisegnare i cruscotti delle nuove vetture trasformandoli in ecosistemi digitali chiusi, piattaforme dominate da logiche proprietarie e basate esclusivamente sulla connettività internet (IP), dove il classico ricevitore radio, sia esso analogico FM o digitale DAB+, rischia di finire relegato in un angolo, se non addirittura eliminato del tutto, spingendo l’automobilista verso un utilizzo forzato dello smartphone per potersi informare o ascoltare musica durante i propri spostamenti -1-3.

A sostenere la necessità di questa mobilitazione, che vuole portare l’attenzione di legislatori e industria automotive su quella che è considerata una deriva preoccupante, ci sono numeri ancora oggi estremamente solidi, i quali certificano come l’abitacolo dell’auto rappresenti l’ambiente regno della fruizione radiofonica nel nostro paese. I dati richiamati da Confindustria parlano chiaro: sono trentacinque milioni le persone che ogni giorno sintonizzano un’emittente, e di questi, ben ventisei milioni lo fanno proprio mentre sono alla guida, un’abitudine radicata che fa dell’ascolto in mobilità il pilastro portante dell’intero sistema, un legame fiduciario che si rinnova quotidianamente e che per gli editori va assolutamente preservato -5-9. Il punto, però, non è solo una questione di abitudine o di preferenza personale, ma tocca un tasto ben più delicato che ha a che fare con la natura stessa del servizio offerto: la radio, nelle argomentazioni di Confindustria, è un servizio universale, gratuito e, caratteristica forse più cruciale in determinate circostanze, caratterizzato dall’ubiquità e dalla resilienza del segnale, un aspetto, quest’ultimo, che diventa fondamentale in caso di calamità naturali o situazioni di emergenza quando le reti dati potrebbero collassare o risultare congestionate, lasciando i cittadini isolati e senza informazioni -5-9.

La strategia comunicativa lanciata in occasione del World Radio Day punta quindi a sensibilizzare su un rischio concreto, quello che il presidente di Confindustria Radio Tv, Antonio Marano, intervenuto sui microfoni di RTL 102.5, ha definito una limitazione della libertà del cittadino, il quale si troverebbe, suo malgrado, espropriato della possibilità di decidere in autonomia cosa ascoltare -3. L’eventualità, paventata da più parti, è che la decisione su quali contenuti possano raggiungere l’automobilista venga delegata in toto agli algoritmi progettati da poche grandi piattaforme tecnologiche, le cosiddetta “tecno-industria”, che già oggi dominano lo scenario digitale e che attraverso i sistemi operativi dei cruscotti potrebbero filtrare e orientare l’offerta a propria discrezione, trasformando di fatto l’autoradio in una mera estensione dello smartphone e dei suoi aggregatori -1-3.

La partita della prominence e lo stop della Commissione Ue

Se l’allarme lanciato da Confindustria trova fondamento nei dati di ascolto e nella funzione sociale del mezzo, l’analisi delle reali dinamiche in gioco suggerisce che il nodo sia forse più complesso di quanto appaia e non si limiti alla mera presenza fisica del chip ricevente. Già nello scorso mese di giugno era stata l’Agcom a sollevare il problema, e oggi il dibattito si intreccia con il recente stop imposto dalla Commissione Europea al disegno di legge italiano, voluto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che mirava a rendere obbligatoria l’installazione dei ricevitori radio su tutti i nuovi veicoli; Bruxelles ha infatti chiesto di motivare più approfonditamente la misura, rallentando di fatto l’iter che avrebbe potuto blindare la presenza del broadcast nelle auto -5. A ben vedere, come osservano alcuni analisti del settore, il cuore della questione non risiede tanto nell’hardware, quanto nella user experience e nella cosiddetta “prominence”, cioè la visibilità e la facilità di accesso al contenuto radiofonico all’interno dei nuovi cruscotti digitali, che sono sempre più simili a tablet e meno a quadri strumenti tradizionali -1.

Il rischio concreto, per gli editori, è che la radio venga nascosta in menu di secondo o terzo livello, penalizzando un ascolto che oggi è immediato e istintivo, basato su un semplice click, e costringendo il guidatore a complesse operazioni di connessione e navigazione sullo schermo, operazioni che, va sottolineato, possono rappresentare un potenziale fattore di distrazione e un pericolo per la sicurezza stradale -3-5. Da qui la richiesta di garantire che la radio, analogica e digitale, resti facilmente individuabile e fruibile con un gesto solo, così come avviene per altre funzioni primarie del veicolo, una battaglia che Confindustria Radio Tv vuole portare avanti all’insegna dell’unità di tutti gli editori, consapevoli che il cambiamento dei cruscotti è inarrestabile ma che si può e si deve negoziare la presenza di un’icona radio in evidenza, un tasto fisico o virtuale che riporti immediatamente all’ascolto dei servizi di interesse generale -1-5.

In questo scenario, mentre l’industria automobilistica europea e mondiale corre verso la piena connettività e stipula accordi con piattaforme di streaming e aggregatori internazionali, la campagna #RadioInAuto si propone di ricordare al legislatore e ai costruttori che esiste un’alternativa, un modello ibrido in cui la tecnologia broadcast e quella IP possano coesistere senza che l’una soppianti l’altra, a tutela di quei milioni di cittadini che ogni giorno, salendo in macchina, cercano istintivamente quel tasto per sentirsi meno soli e più informati -3-9.

Description: In occasione del World Radio Day, Confindustria Radio Tv lancia l'allarme #RadioInAuto per difendere la presenza della radio nei cruscotti delle nuove auto, minacciata dagli ecosistemi digitali chiusi.

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