Giornata mondiale della radio, parte la crociata di Confindustria: “Attenti, l’autoradio rischia di scomparire dai cruscotti”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La circostanza che ricorreva ieri, venerdì tredici febbraio, ovvero la Giornata mondiale della Radio istituita dall’Unesco, ha fornito il pretesto, semmai ve ne fosse bisogno, per accendere i riflettori su una questione che da qualche mese inquieta non poco gli editori del settore e, verosimilmente, quei 26 milioni di italiani che ogni giorno accendono la radio mentre sono al volante -1. Confindustria Radio Televisioni, l’associazione di categoria che riunisce i maggiori operatori del broadcasting nazionale, ha rotto gli indugi e lanciato una campagna di sensibilizzazione dal Titolo inequivocabile, "#RadioInAuto", con l'obiettivo di portare il problema all'attenzione delle istituzioni e del grande pubblico -4.

Il nodo della questione, che potrebbe apparire a qualcuno come un inutile allarmismo dettato dalla paura di perdere quote di mercato, è in realtà piuttosto concreto e riguarda le scelte di integrazione tecnologica adottate dalle case automobilistiche. Le nuove vetture, specialmente quelle elettriche o di gamma medio-alta, stanno progressivamente abbandonando i tradizionali ricevitori FM e DAB+ per affidarsi a ecosistemi digitali chiusi basati esclusivamente su sistemi operativi proprietari e connettività internet -6. Si tratta di maxi schermi touch che funzionano come tablet e che, di fatto, spingono l'utente verso piattaforme di streaming e applicazioni di terze parti, relegando la vecchia autoradio – quella che si accende con un pulsante e si sintonizza in tempo reale – in un angolo, quando non la eliminano del tutto dall'hardware di serie. Questo trend, che qualche costruttore come Dacia o Citroën ha già adottato per alcune versioni base dei propri modelli, mira a contenere i costi e a cavalcare l'onda della digitalizzazione forzata, ma rischia di mandare in soffitta un dispositivo che in Italia vanta numeri d'ascolto da capogiro -5.

A scendere in campo con decisione, oltre all'associazione guidata da Antonio Marano, è anche la politica. Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, ha già annunciato di aver incontrato i vertici di Confindustria Radio Tv e di RTL 102.5 per discutere un intervento normativo che obblighi i costruttori a garantire la presenza della radio, sia analogica che digitale, su tutti i nuovi veicoli -1. L'idea, spiega l'esponente leghista, non è quella di ostacolare il progresso o impedire l'uso dello smartphone in auto, ma di preservare un diritto dei cittadini a un'informazione libera, gratuita e universalmente accessibile. Un diritto, questo, che rischierebbe di essere compromesso se l'ascolto venisse filtrato esclusivamente da algoritmi gestiti da pochi colossi della tecnologia, i cosiddetti over the top, che decidono cosa proporre in base a logiche commerciali e non all'interesse pubblico -4.

Il problema, tuttavia, non è soltanto culturale o commerciale, ma ha anche una precisa valenza in termini di sicurezza e protezione civile. La radio, come è stato ricordato più volte durante le celebrazioni per i suoi cento anni di storia, è un servizio di interesse generale riconosciuto per la sua ubiquità e resilienza: in caso di terremoti, alluvioni o blackout della rete internet, il segnale radio via etere è spesso l'unico a rimanere in piedi, garantendo un flusso informativo affidabile e tempestivo alle popolazioni colpite -9. Affidarsi ciecamente alla connettività IP significherebbe, in scenari di emergenza, privarsi di uno strumento fondamentale, trasformando l'auto in una trappola tecnologicamente avanzata ma isolata dal mondo esterno. Per questo, la battaglia lanciata da Confindustria Radio Tv non si limita a difendere un’abitudine consolidata, ma punta a salvaguardare un’infrastruttura strategica del Paese.

Il pressing su Bruxelles e la resistenza dei costruttori

Il tentativo di imporre per legge l'obbligo della radio a bordo, sostenuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha però incontrato un primo scoglio a Bruxelles. La Commissione Europea, chiamata a valutare la compatibilità della norma italiana con il diritto comunitario, ha chiesto chiarimenti e motivazioni più approfondite, frenando di fatto l'entusiasmo di chi sperava in un provvedimento rapido -9. Dall'altra parte, le case automobilistiche, spinte dalla necessità di ridurre i costi e assecondare le richieste di un mercato che guarda sempre più alla connettività, non sembrano intenzionate a fare marcia indietro. La strategia in atto, infatti, è quella di trasformare l'abitacolo in un'estensione dell'ecosistema digitale del guidatore, dove tutto è gestito da un software centralizzato e la personalizzazione passa attraverso l'installazione di app, spesso a pagamento, piuttosto che attraverso la libera scelta di una frequenza radio. Un modello, questo, che stravolgerebbe il rapporto paritario che la radio ha costruito con i suoi ascoltatori in oltre un secolo di storia, sostituendolo con una relazione mediata e potenzialmente condizionata da chi possiede e gestisce la piattaforma tecnologica a bordo dell'auto -4.

Description: Confindustria Radio Tv lancia l'allarme #RadioInAuto: le nuove auto eliminano le autoradio. 26 milioni di italiani a rischio. La politica studia una legge per salvare il servizio.

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