E ora la Bce torna a parlare di rialzi dei tassi, tra paure per l'inflazione e rischi per l'economia
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Redazione Economia
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La presidente della Banca centrale europea, che aveva solo da poco inaugurato una fase di prudente distensione dopo la lunga serie di aumenti, si trova ora a dover fronteggiare voci interne che spingono in direzione diametralmente opposta. Isabel Schnabel, membro influente del comitato esecutivo e nota per le sue posizioni rigoriste, ha infatti rilasciato dichiarazioni che riaccendono i timori di un nuovo giro di vite sulla politica monetaria. La stessa Schnabel, la cui linea è spesso associata a quella della vecchia guardia monetarista tedesca, si è detta piuttosto fiduciosa riguardo alle attese degli investitori, i quali scommettono ormai apertamente che la prossima mossa dell’istituto di Francoforte non sarà un taglio, bensì un nuovo rialzo dei tassi di interesse.
La prospettiva concreta di un doppio rialzo nel 2027
Quelle che potevano sembrare mere speculazioni di mercato hanno trovato un riscontro analitico in uno studio della società finanziaria Schroders, il quale delinea uno scenario preciso e tutt’altro che rassicurante. L’analisi prevede, nello specifico, che la Bce potrebbe essere costretta a implementare due aumenti consecutivi del costo del denaro nel corso del 2027, interrompendo così quel periodo di stabilità che molti si attendevano dopo la fine del ciclo di stretta. Una simile eventualità, che emerge mentre altre grandi banche centrali valutano percorsi differenti, getta un’ombra lunga sulle economie più indebitate dell’Unione, tra le quali spicca inevitabilmente quella italiana, ancora alle prese con una ripresa fragile e un debito pubblico elevato.
Le motivazioni di una stretta annunciata
Le ragioni che stanno alla base di questo possibile cambio di rotta, peraltro, affondano le radici in dinamiche macroeconomiche ben precise. Nonostante alcuni segnali di difficoltà in Germania, l’economia dell’Eurozona nel suo complesso sta mostrando una resilienza superiore alle attese, un fattore che, se da un lato allontana lo spettro della recessione, dall’altro alimenta il timore di una ripresa dell’inflazione. È proprio questa paura, ossia che una crescita più robusta possa riaccendere le pressioni sui prezzi, a spingere alcuni falchi all’interno del Governing Council a considerare necessaria un’ulteriore stretta creditizia. Un approccio, il loro, che sembra riflettere un vecchio adagio della politica economica tedesca, spesso criticato per la sua rigidità, secondo cui il rigore monetario rappresenta un bene assoluto e imprescindibile.
Le ricadute immediate per famiglie e imprese
L’impatto di tali avvisaglie si fa già sentire sul piano pratico, specialmente per quanto concerne il mercato del credito. La semplice anticipazione di nuovi rialzi futuri, infatti, rischia di irrigidire fin da subito le condizioni per l’accesso ai finanziamenti, con ricadute potenzialmente pesanti per le imprese che intendono investire e per le famiglie che devono rinnovare o sottoscrivere un mutuo per l’acquisto della casa. Il settore immobiliare, che in molti paesi aveva iniziato ad assorbire gli shock dei precedenti aumenti, potrebbe così trovarsi ad affrontare una nuova fase di incertezza e di costi più elevati, con tutto ciò che ne consegue in termini di accesso all’abitazione e di consumi delle famiglie.
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