Crisi politica in Francia, il governo Barnier verso la sfiducia
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Redazione Esteri
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La Francia, già alle prese con una situazione economica complessa, si trova ora a fronteggiare una crisi politica di notevole portata. Il presidente Emmanuel Macron, nel tentativo di stabilizzare il governo, ha affidato l'incarico di primo ministro a Michel Barnier, ex commissario europeo, ma la sua nomina ha suscitato polemiche e resistenze. Barnier, sostenuto da appena il 36% dei deputati, ha dovuto affrontare crescenti ostilità da parte delle opposizioni di destra e sinistra, che hanno criticato aspramente il piano di bilancio elaborato dal governo.
La giornata del 4 dicembre si preannuncia decisiva per il futuro del governo francese. In serata, infatti, l'Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, voterà due mozioni di sfiducia che potrebbero segnare la fine del mandato di Barnier, iniziato appena tre mesi fa. Le televisioni francesi non esitano a definire storica questa giornata, che potrebbe vedere la conclusione di un'esperienza governativa breve ma intensa.
Il quadro politico in Francia è tornato in bilico dopo le elezioni di luglio, che hanno rinnovato il parlamento senza però garantire una maggioranza stabile. La mancanza di un sostegno solido ha reso difficile per Barnier portare avanti il suo programma, e le tensioni sono aumentate con il passare delle settimane. La situazione è ulteriormente complicata dalle previsioni economiche poco rassicuranti: secondo l'OCSE, il rapporto tra deficit di bilancio e PIL è atteso in crescita al 6,1% quest'anno, per poi scendere al 5,5% il prossimo e al 5,2% nel 2026. Il debito pubblico, invece, dovrebbe salire al 113,3% del PIL quest'anno, al 116,9% il prossimo e al 119,9% nel 2026.
In questo contesto di forte instabilità, l'appello in extremis di Macron ai partiti affinché non votino la sfiducia al governo Barnier sembra destinato a cadere nel vuoto.




