Lituania e Polonia, l'allarme sugli attacchi russi con droni “sotto falsa bandiera” ucraina
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Redazione Esteri
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La tensione sul fianco orientale della Nato non accenna a diminuire, anzi, si arricchisce di nuovi e inquietanti scenari. Le cancellerie di Lituania e Polonia hanno recentemente acceso i riflettori su una minaccia particolare, che poco ha a che fare con gli scontri convenzionali e molto con le cosiddette operazioni “false flag”. L'ipotesi, paventata dal ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas, è che la Russia possa orchestrarne una, utilizzando droni e altri mezzi per colpire infrastrutture critiche, per poi far ricadere la responsabilità sull'Ucraina.
Un tentativo, insomma, di celare la propria mano dietro la bandiera di Kiev, con l'obiettivo di testare la coesione dell'alleanza atlantica e la reazione dei singoli membri. La regione, storicamente un crocevia di interessi e tensioni, si trova così a dover fronteggiare una possibile minaccia ibrida che aggiunge un ulteriore livello di complessità a una situazione già di per sé esplosiva, complice anche la vicinanza con la Bielorussia, considerata ormai uno stato “vassallo” di Mosca.
Lo scenario delle operazioni sotto falsa bandiera
L'idea che la Russia possa ricorrere a provocazioni militari camuffate non è nuova, ma le recenti dichiarazioni dei vertici politici e militari dell'area baltica le hanno conferito una concretezza allarmante. Secondo le informazioni circolate, l'operazione sarebbe finalizzata a creare un incidente diplomatico e militare, colpendo obiettivi sensibili come infrastrutture energetiche o di trasporto, per poi attribuire l'accaduto alle forze di Kiev.
Un tale scenario servirebbe a Mosca per saggiare la determinazione dell'Occidente e, in particolare, la solidità dell'articolo 5 del trattato Nato, che impegna tutti i membri alla difesa collettiva in caso di attacco. La scelta di utilizzare droni e altre tecnologie a bassa firmabilità renderebbe poi più agevole, nelle intenzioni, la dissimulazione della paternità dell'offensiva, gettando ombre e alimentando un clima di incertezza che gioverebbe alla strategia russa di destabilizzazione perenne.
La risposta ucraina: attacchi a lungo raggio contro le raffinerie
In parallelo alle preoccupazioni di Lituania e Polonia, il conflitto in Ucraina ha assistito a un'intensificazione degli attacchi a lungo raggio, con Kiev che ha replicato ai pesanti bombardamenti russi sulla regione di capitale colpendo obiettivi strategici in profondità nel territorio nemico. Nella notte, l'Ucraina ha rivendicato un'operazione contro una delle più grandi raffinerie di petrolio della Russia, situata nella regione di Yaroslavl, a oltre 700 chilometri dal confine.
Video diffusi in rete mostrano un vasto incendio divampare presso l'impianto Slavneft-Yanos, già preso di mira la notte precedente, secondo quanto dichiarato dal presidente Volodymyr Zelensky. Si tratta di un impianto di primaria importanza, classificato come il quinto per capacità produttiva in tutto il territorio russo. Mosca, da parte sua, ha riferito di aver intercettato e abbattuto nella notte la cifra record di 605 droni ucraini, a dimostrazione dell'intensità senza precedenti degli scontri che si stanno consumando anche a centinaia di chilometri dalle linee del fronte.
Le preoccupazioni per le infrastrutture critiche e la difesa baltica
Le preoccupazioni di Vilnius e Varsavia, in questo contesto, non appaiono quindi come semplici esercitazioni di stile, ma rispondono a una lettura lucida e realistica delle dinamiche di sicurezza regionale. Come emerso da recenti analisi, le fortificazioni lungo il confine tra Polonia, Paesi Baltici e la Russia o la Bielorussia sono ancora frammentarie e superficiali, con la Lituania che viene indicata come l'anello più debole e meno protetto dell'intera catena difensiva orientale della Nato.
L'allarme lanciato dal presidente lituano Gitanas Nauseda, che ha parlato di piani russi per attacchi selettivi contro le reti energetiche e di trasporto, sottolinea l'urgenza di colmare questa vulnerabilità. L'obiettivo dichiarato di Mosca, secondo i servizi di intelligence, sarebbe quello di interrompere il funzionamento del sistema energetico e di testare la risposta dell'Alleanza, con operazioni cinetiche che potrebbero non tradursi in un'invasione su larga scala, ma che sarebbero comunque in grado di provocare danni ingenti e un'instabilità difficile da gestire.
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