Stellantis annuncia la fine della produzione dei motori FireFly a Termoli

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Stellantis ha comunicato che a partire dal 1° ottobre 2024, lo stabilimento di Termoli cesserà la produzione dei motori benzina FireFly 1.0 e 1.3, attualmente realizzati nel settore 16 valvole. Questi motori, considerati gli eredi del celebre motore FIRE, hanno rappresentato una garanzia occupazionale per la fabbrica molisana. Tuttavia, la loro dismissione apre scenari di incertezza e preoccupazione per i lavoratori.

Contratto di solidarietà per 400 operai

In risposta alla cessazione della produzione, è stato introdotto un contratto di solidarietà che coinvolgerà 400 operai. Questa misura mira a mitigare l'impatto sociale ed economico della decisione, ma non elimina le preoccupazioni per il futuro occupazionale dei dipendenti.

Pressioni sul colosso italo-francese

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha esortato Stellantis a investire nel paese, chiedendo risposte concrete da parte dei vertici aziendali, Carlos Tavares e John Elkann, sulla produzione automobilistica in Italia. Urso ha sottolineato l'importanza di mantenere e potenziare la presenza industriale del gruppo nel territorio nazionale.

Investimenti confermati

Nonostante le incertezze, Stellantis ha confermato investimenti per 10 miliardi di euro nei settori dei microchip, fotovoltaico e aerospazio. Questi investimenti rappresentano un segnale positivo per il futuro dell'industria italiana, ma non compensano completamente la perdita della produzione dei motori FireFly a Termoli.

Riapertura di Mirafiori

Il 2 settembre segna la riapertura dello stabilimento di Mirafiori a Torino, dopo la pausa estiva. Tuttavia, l'autunno si preannuncia difficile per i lavoratori, con l'inizio di un contratto di solidarietà che coinvolge 3.000 dipendenti. Le preoccupazioni per ulteriori tagli al personale rimangono alte, alimentate da voci di possibili esodi.

La decisione di Stellantis di cessare la produzione dei motori FireFly a Termoli rappresenta un duro colpo per l'occupazione locale e solleva interrogativi sul futuro industriale del gruppo in Italia. Le misure di solidarietà e gli investimenti annunciati offrono qualche speranza, ma non dissipano completamente le preoccupazioni dei lavoratori e delle comunità coinvolte.

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