Il parlamento venezuelano approva l'amnistia, Rodríguez: “Bisogna saper chiedere e ricevere perdono”
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Redazione Esteri
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L’Assemblea nazionale del Venezuela, riunitasi a Caracas, ha dato il via libera definitivo alla legge di amnistia per la convivenza democratica, un provvedimento votato all’unanimità che giunge al termine di estenuanti trattative e di un rinvio che, la scorsa settimana, aveva fatto temere per la sua approvazione -2-6. Il testo, ampliato nel numero di articoli passati da tredici a sedici, è stato profondamente rimaneggiato rispetto alla bozza iniziale, e le modifiche condivise tra la maggioranza chavista e i rappresentanti dell’opposizione presenti in aula hanno permesso di superare lo stallo che sembrava insormontabile -6. La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha provveduto immediatamente a promulgarlo, sottolineando come la norma rappresenti una svolta per la vita politica del paese: “Ci stiamo allontanando dall’intolleranza e stiamo aprendo nuove strade alla politica in Venezuela, che deve liberarsi dall’odio e dall’intolleranza affinché prevalgano i diritti umani e l’amore” -3. La sua dichiarazione più ricorrente, e che più ha colpito l’opinione pubblica, è stata quella relativa alla necessità di un reciproco apprendistato emotivo, laddove ha affermato che “bisogna saper chiedere perdono, e bisogna anche saper ricevere perdono” -6.
L’articolato della legge, frutto di una mediazione che ha richiesto ore di discussione e un ritardo nell’avvio della sessione parlamentare di oltre due ore e mezza, presenta elementi di assoluto rilievo -2. Il cuore del provvedimento, che mira a coprire un arco temporale vastissimo che va dal tentato golpe dell’aprile 2002 contro Hugo Chávez fino alle proteste successive alle elezioni del 2024, è rappresentato dalla riformulazione dell’articolo 7 -1-6. Questa modifica, che era stata la principale causa del rinvio del dibattito il 12 febbraio, consente ora agli esiliati politici, e sono centinaia quelli che hanno lasciato il paese negli anni, di regolarizzare la propria posizione senza fare immediato ritorno in patria: potranno nominare un procuratore o un avvocato che presenti istanza al giudice competente, e una volta attivata la procedura, non potrà essere disposto alcun provvedimento restrittivo della libertà personale nei loro confronti -2-6.
Parallelamente alla definizione delle procedure, il legislatore ha dovuto necessariamente tracciare un confine netto tra i reati amnistiabili e quelli che, per la loro natura, non possono trovare spazio in un percorso di riconciliazione nazionale. L’articolo 9 del nuovo testo è, da questo punto di vista, categorico nell’escludere dal beneficio “coloro che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità” -1-9. Una precisazione, quest’ultima, che era stata sollecitata con forza da più parti e che ha trovato una formulazione puntuale nella legge, la quale esclude altresì i reati di omicidio volontario, traffico di droga e corruzione, nonché chiunque abbia favorito o partecipato ad azioni armate contro la sovranità nazionale promosse da Stati stranieri -6-10. Questa esclusione, che di fatto rende inapplicabile l’amnistia a una parte dei detenuti, è stata al centro delle critiche di alcune organizzazioni non governative: Valentina Ballestra, vicedirettrice delle ricerche sulle Americhe per Amnesty International, ha tenuto a ricordare come “apprezziamo i ritorni in libertà ma ricordiamo che coloro che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani e la catena di comando governativa cui hanno risposto non devono beneficiare di procedure, meccanismi o leggi d’impunità” -1.
I primi rilasci e le riserve dell’opposizione
A pochi minuti dall’approvazione della legge, un primo, significativo effetto si è concretizzato con la scarcerazione di Juan Pablo Guanipa, stretto collaboratore della leader dell’opposizione María Corina Machado -1. Guanipa, che aveva già vissuto una paradossale situazione a inizio mese quando era stato liberato e poi immediatamente riarrestato con l’accusa di aver violato i termini della libertà condizionale, ha potuto finalmente annunciare sui social di aver recuperato la “piena libertà” dopo oltre otto mesi di detenzione -6-10. La sua vicenda personale, che lo aveva visto passato dai domiciliari a una condizione di semi-clandestinità, si è risolta in poche ore, ma la sua reazione al provvedimento che lo ha liberato è stata tutt’altro che entusiastica. L’ex vicepresidente dell’Assemblea nazionale, infatti, non ha esitato a definire la legge un “documento imperfetto” e una “farsa”, criticandola aspramente per le esclusioni che contiene e che, a suo dire, lasciano dietro le sbarre “molti dei nostri fratelli e sorelle che rimangono ingiustamente detenuti” -1-6.
Il complesso equilibrio tra giustizia e realpolitik
L’approvazione di questa legge avviene in un contesto geopolitico radicalmente mutato rispetto a solo pochi mesi fa: la cattura di Nicolás Maduro, avvenuta nel corso di un blitz delle forze speciali statunitensi nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, e il suo successivo trasferimento a New York per essere processato, hanno ridefinito gli equilibri interni ed esterni al paese -1-3. Delcy Rodríguez, che era la sua vice, si trova oggi a governare con la pressione costante dell’amministrazione Trump e a dover gestire un processo di normalizzazione dei rapporti bilaterali che passa anche attraverso concessioni sul fronte interno -2-10. La complessità della situazione emerge chiaramente dalla necessità di contemperare istanze contrapposte: da un lato, l’urgenza di liberare centinaia di prigionieri politici, stimati tra i seicento e i novecento dalle organizzazioni specializzate come Foro Penal; dall’altro, la volontà di preservare una parvenza di giurisdizione nazionale che non apparisse come una resa incondizionata -1-5. I famigliari dei detenuti, che da settimane presidiano l’ingresso delle carceri e che avevano indetto uno sciopero della fame per accelerare i tempi, hanno seguito con il fiato sospeso il dibattito parlamentare, consapevoli che per molti dei loro cari la strada per la libertà è stata riaperta, ma non per tutti -2-10. Un emendamento approvato all’unanimità ha stabilito che sarà una commissione speciale di monitoraggio a valutare i singoli casi, in particolare quelli dei leader come María Corina Machado o Leopoldo López, che si trovano all’estero e che potrebbero rientrare nel perimetro di applicazione della legge solo dopo una verifica puntuale delle accuse, laddove queste non riguardino i reati esclusi dall’articolo 9 -2-7.




