Santanchè, chiuse le indagini per bancarotta e truffa allo Stato: verso un nuovo processo per l'ex ministra
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Redazione Interno
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Si apre un nuovo, delicato capitolo giudiziario per l'ex ministra del Turismo Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, un atto che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, nei suoi confronti e per altre quindici persone, nell'ambito del crac che ha travolto le società del gruppo attivo nel settore del bio-food, ovvero Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.
La senatrice di Fratelli d'Italia, già al centro di altri due procedimenti giudiziari, si trova così a dover fronteggiare una nuova e articolata contestazione formulata dai magistrati milanesi.
L'ipotesi di accusa: un dissesto sistematico
Le accuse, che coinvolgono a vario titolo anche la sorella dell'ex ministra, Fiorella Garnero, e l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, sono di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, coordinati dai pm Luigi Luzi e Guido Schininà, il dissesto finanziario sarebbe stato causato da una lunga serie di condotte illecite che affondano le loro radici nel tempo, minando la stabilità di un gruppo che, sulla carta, operava in un settore in crescita.
In particolare, l'avviso di chiusura delle indagini, un fascicolo di 23 pagine, contesta a Daniela Santanchè, che ha ricoperto la carica di presidente del consiglio di amministrazione di Ki Group Holding dal 2015 al 2019, di aver contribuito a causare il dissesto della società, aggravato da un sistematico inadempimento degli obblighi erariali e previdenziali, a partire dal 2012, per un importo che supera i 3,3 milioni di euro.
I bilanci "falsati" e la scatola vuota
Uno dei nodi centrali dell'indagine riguarda la presunta manipolazione dei bilanci che, secondo l'accusa, avrebbero mascherato per anni la reale situazione patrimoniale del gruppo. A partire dall'esercizio del 2015, e nei bilanci successivi, non sarebbe stato indicato il patrimonio netto negativo, una omissione che avrebbe permesso alla società di continuare a operare e di fare ricorso a prestiti obbligazionari, aggravando ulteriormente il dissesto. I magistrati quantificano il danno provocato da questa condotta in quasi 13 milioni di euro.
L'inchiesta mette in luce anche una complessa operazione societaria che avrebbe trasformato Ki Group Holding in una sorta di "scatola vuota". Secondo la Procura, un ramo d'azienda sarebbe stato trasferito a una nuova società, Ki Group Srl, con una valutazione artificiosamente gonfiata di circa 8 milioni di euro, lasciando nella holding un pesante passivo.
Le distrazioni e le truffe allo Stato
Un altro capitolo dell'inchiesta si concentra sull'utilizzo di due finanziamenti ottenuti da Banca Progetto nel febbraio 2020, per un totale di 2,4 milioni di euro, garantiti in parte dal Fondo centrale di garanzia del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo l'accusa, quei fondi, richiesti per finanziare campagne di marketing, sarebbero stati invece utilizzati per scopi difformi, in particolare per trasferire risorse ad altre società del gruppo e, stando a quanto riportato, anche per coprire le spese di un evento di partito.
A ciò si aggiunge l'ipotesi di una truffa aggravata ai danni di Invitalia: i vertici societari avrebbero ottenuto, nel marzo 2021, un finanziamento agevolato da 2,7 milioni di euro e un credito d'imposta di 600 mila euro, dichiarando il falso per aggirare i requisiti legali necessari. Per Ki Group Srl, fallita nel dicembre 2023, vengono contestati anche falsi in bilancio per il biennio 2019-2020 e la distrazione di circa 259 mila euro per consulenze ritenute inesistenti, pagate a una società riconducibile all'ex compagno della senatrice.
Un terzo fronte giudiziario
Questo filone di indagine si aggiunge ai due procedimenti già pendenti a carico di Daniela Santanchè: il processo per il caso Visibilia, relativo alla gestione della società editoriale, e l'inchiesta per la presunta truffa aggravata ai danni dell'Inps, legata alla gestione della cassa integrazione durante il periodo della pandemia.
La chiusura delle indagini segna l'ultimo passaggio prima che la Procura formalizzi la richiesta di rinvio a giudizio, allargando così ulteriormente il quadro delle contestazioni giudiziarie a carico dell'ex ministra.
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