Nba Finals, la notte di Wembanyama spezza l’incantesimo: a New York la prima vittoria esterna degli Spurs
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Redazione Sport
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C’è un vecchio adagio, nel basket che conta, secondo cui una serie comincia a diventare tale soltanto quando la squadra ospite riesce a violare il parquet avversario. Ebbene, dopo tre partite delle Nba Finals 2026, questo principio si è realizzato in una maniera talmente puntuale da far impallidire qualsiasi pronostico: i New York Knicks hanno espugnato due volte il Frost Bank Center di San Antonio, e gli Spurs hanno risposto trionfando la scorsa notte al Madison Square Garden.
Il risultato di questo scambio di vittorie, tutte esterne, è un 2-1 per i Knicks che non restituisce però l’idea di un equilibrio, quello reale, regalatoci da questo inizio di serie assolutamente anomalo dal punto di vista statistico.
Un precedente che risale al 1993, l’era di Jordan e Barkley
Se escludiamo l’edizione di quest’anno, era successo una sola volta, nell’intera storia delle Nba Finals, che le prime tre gare venissero tutte vinte dalla squadra in trasferta. Dobbiamo tornare indietro di oltre trent’anni, esattamente al 1993, quando a contendersi il titolo erano i Chicago Bulls del primo threepeat (quelli di un certo Michael Jordan) e i Phoenix Suns di Charles Barkley.
Un precedente storico che, allora come oggi, dimostra quanto la pressione del pubblico di casa possa talvolta trasformarsi in un boomerang o, al contrario, come l’assenza di aspettative alleggerisca il tiro dalla lunga distanza. E nel caso specifico di gara-3, San Antonio ha dovuto vedersela non solo con i 19.812 spettatori del “Garden” e con la striscia di tredici successi consecutivi nei playoff dei padroni di casa, ma anche con un’atmosfera resa ancora più elettrica (e blindata) dalla presenza, nel palco d’onore, del presidente Donald Trump.
Wembanyama risponde a Brunson, Harper e Castello decidono il finale
La stella della serata, com’era facile prevedere, porta la firma di Victor Wembanyama. Il gigante francese, dopo due gare iniziali interlocutorie sotto il profilo realizzativo, ha messo a referto 32 punti, conditi da 8 rimbalzi e 6 assist, dimostrando di avere quella capacità di adattamento che contraddistingue i campioni.
A nulla sono serviti i 32 punti di Jalen Brunson – il play dei Knicks, costantemente infastidito dalla lunghezza di Wembanyama che nel primo quarto gli ha rifilato anche una spinta sul collo non sanzionata dagli arbitri – né i 28 di OG Anunoby. A fare la differenza, nell’economia di una partita che gli Spurs hanno iniziato con un parziale di 33-22 per poi subire la rimonta newyorchese nel secondo quarto (finito 64-57 per i locali), è stata la profondità del quintetto texano. Tutti e cinque i titolari hanno chiuso in doppia cifra.
E se Wembanyama ha rappresentato il pilastro, i giovani Stephon Castle (23 punti) e Dylan Harper hanno fornito il contributo decisivo nei possessi finali, dimostrando sul campo perché il futuro della franchigia sia saldamente nelle loro mani. Castle, in particolare, ha infilato una tripla a meno di due minuti dal termine che ha allontanato definitivamente i tentativi di rimonta dei Knicks, mentre Harper ha gestito la pressione con una freddezza sorprendente per un rookie.
La striscia si interrompe, la serie ora si riapre
Questa sconfitta, la prima subita da New York dopo quarantasei giorni e tredici vittorie consecutive nei playoff, interrompe un momento di grazia che sembrava inarrestabile. I Knicks hanno pagato a caro prezzo un avvio contratto e alcune scelte offensive poco lucide nei momenti cruciali, ma è innegabile che San Antonio abbia mostrato un’identità diversa rispetto ai primi due match.
La difesa a zona applicata a tratti da coach Thibodeau ha retto per tre quarti, ma la fisicità di Wembanyama sotto le plance (nonostante i soli 3 stoppate ufficiali, la sua presenza è stata un deterrente continuo) ha sbilanciato i ritmi di Brunson. Con gara-4 in programma mercoledì notte ancora al Madison Square Garden, la pressione ritorna tutta sulle spalle dei Knicks: non possono più permettersi un passo falso in casa, perché San Antonio, che ha già dimostrato di saper vincere in trasferta, ci proverà ancora.
E in questi play-off, i texani hanno imparato che, quando il momento si fa duro, possono contare su un gigante francese e su una guardia che non trema al momento dei liberi decisivi.




