Lo strappo della Lega e la morsa di Fratelli d’Italia: tensioni nel governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un voto contrario in Consiglio dei ministri non è un gesto da poco, eppure Matteo Salvini ha cercato di sminuirlo, definendolo un «fatto locale». Se in altri contesti un passo del genere avrebbe scatenato una crisi di governo, questa volta la Lega ha preferito evitare lo scontro frontale, lasciando che gli alleati – Fratelli d’Italia e Forza Italia – passassero oltre senza obiezioni. «Nessuna crisi», ha assicurato il leader leghista, ma le crepe nella maggioranza sono ormai visibili.

Intanto, a Trento, il caso Gerosa ha acceso ulteriori polemiche. La revoca della vicepresidenza a Francesca Gerosa da parte di Maurizio Fugatti, dopo l’impugnativa del governo sul terzo mandato, è stata interpretata da Fratelli d’Italia come una rottura del patto pre-elettorale. I ministri meloniani, da Daniela Santanchè ad Adolfo Urso, hanno tuonato contro Fugatti, parlando di «grave ritorsione» e minacciando «conseguenze» se la decisione non verrà rimediata. Persino Andrea Abodi ha messo in dubbio la continuità di alcuni progetti sportivi, dopo che alla Gerosa è stato tolto anche l’assessorato allo Sport.

Salvini, nel tentativo di fare da pompiere, ha provato a ridimensionare la questione: «Vicende locali», ha detto, ma la realtà è che la proposta del terzo mandato per governatori e sindaci è ormai naufragata. I governatori leghisti, privati della possibilità di una riconferma, bollono di rabbia, mentre il segretario della Lega ammaina la bandiera, riconoscendo la sconfitta. Per alcuni di loro, come Carlo Alberto Guderian, ex corrispondente a Mosca e Berlino Est, la fascia da governatore sarà presto un ricordo da mettere in valigia.

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