Di Canio e il rantolo di fondo: “Servirebbe Conte, ma noi mediocri e ipocriti”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’analisi che Paolo Di Canio consegna al Corriere della Sera non è una semplice critica, bensì un’autopsia fatta di bisturi e poca anestesia. Per l’ex attaccante, il calcio italiano non attraversa una crisi di rigetto, ma una condizione stabile di “mediocrità” a cui ci saremmo, ormai, assuefatti. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali – un flop che pesa come un macigno – Di Canio smonta le certezze di un ambiente che, a suo dire, rantola sul fondo mentre cerca consensi sui social. “Ci indigniamo”, spiega, “e poi dopo due giorni torniamo a parlare dei giocatori italiani come se fossero i più forti al mondo”. Una schizofrenia di fondo, questa, che impedisce una reale diagnosi dei mali del movimento.

A scorrere le sue dichiarazioni, emerge un paradosso strutturale: se da un lato i dirigenti italiani sono circondati da “personaggi nevrotici” senza contezza del valore reale delle rose, dall’altro si vive di rendita sul blasone. Di Canio è tranchant quando menziona la Juventus, sostenendo che alcuni dei suoi giocatori, all’estero, finirebbero in squadre di metà classifica. È la conseguenza, insiste l’opinionista, di un sistema in cui manca la pazienza di un Mikel Arteta – all’Arsenal dal 2019 – e dove la logica del risultato immediato alimenta isterismi di breve periodo. In questo contesto, l’idea di affidare la panchina azzurra a Pep Guardiola viene liquidata quasi come un vezzo estetico: “Serve uno come Conte”, taglia corto, riferendosi a un tecnico che sappia già di cosa si parli quando si nomina il “fondo” del nostro calcio.

Ma è nel caso specifico di Alessandro Bastoni – il difensore dell’Inter finito al centro delle polemiche per una simulazione – che Di Canio evidenzia quella che definisce una “ipocrisia” di fondo. “Ha simulato una volta, non cento”, sottolinea, stigmatizzando il trattamento riservato al giocatore in base al palcoscenico: se l’episodio fosse accaduto in Lecce-Sassuolo, chi lo accusa oggi si girerebbe dall’altra parte. Il riferimento alla sua esperienza personale in Inghilterra – quando fu fischiato per undici giornate dopo la spinta all’arbitro – serve a Di Canio per ribadire un concetto di spessore quasi etico: l’unica risposta possibile è dimostrare carattere (“avere due palle così”) senza lamentarsi dei social, perché altrimenti si è “stupidi due volte”.

Il divario con la Premier e i nodi del campionato

Il paragone con l’Inghilterra torna implacabile quando si parla di valori tecnici. Di Canio utilizza una metafora basket: “La Premier è l’NBA, noi il basket italiano”. Un abisso che spiega i casi di Donyell Malen (terza riserva all’Aston Villa, “marziano” alla Roma) o di Federico Chiesa, che se tornasse in Italia basterebbero un paio di scatti per gridare al miracolo, chiedendosi come mai a Liverpool non giocasse. La differenza di intensità e ritmo, secondo l’ex calciatore, è talmente abissale da falsare persino i giudizi sui singoli. Ne fa le spese Lautaro Martinez: “Segna con Pisa e Lecce e sento dire che è come Kane, 49 gol in tutte le competizioni. Ma come si fa?”. Una critica che non nega il valore del Toro, ma che ridimensiona la portata delle sue imprese alla luce del contesto agonistico in cui maturano.

L’Inter, il caso Leao e il mercato degli italiani

Passando alla lettura del campionato, Di Canio non risparmia stilettate ai nerazzurri, nonostante la rosa tecnicamente più attrezzata. “L’Inter si è già suicidata due volte”, afferma con crudezza, ricordando come avrebbe dovuto costruire un ciclo simile a quello juventino dei nove scudetti, vista la stabilità societaria e i cambi continui delle rivali. Sul futuro di alcuni big, le indicazioni sono nette: Sandro Tonali, definito “il nostro miglior giocatore di movimento per distacco”, sarebbe perfetto all’Inter; al contrario, il rinnovo di Rafael Leao per il Milan rappresenterebbe un errore madornale. “Perché rinnovare un giocatore che a 21 anni era più forte di adesso che ne ha 26? Un giocatore che continua a fare il trapper e le sfilate di moda?”, si chiede, evidenziando come il Milan senza di lui appaia “coeso” e vincente. Infine, una battuta amara su Dusan Vlahovic, continuamente infortunato, e un suggello sul valore complessivo del torneo: “Ma tanto la serie A è un campionato così mediocre…”.

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