Fentanyl, test rapidi sulle urine positivi per errore: c'entra il risperidone

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I test rapidi sulle urine per il fentanyl possono risultare positivi anche quando la sostanza non è presente, a causa dell'interferenza del risperidone, un farmaco antipsicotico. Lo segnala uno studio del Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, che richiama la necessità di verificare gli esiti inattesi con analisi di laboratorio più specifiche.

Come nasce un falso positivo

Il fentanyl è un oppioide sintetico di grande potenza, e proprio per questo la sua individuazione rapida è diventata una priorità in ambito clinico e nei servizi per le dipendenze. I dispositivi di screening più diffusi si basano su un meccanismo immunologico: riconoscono una struttura chimica caratteristica e segnalano la positività quando la trovano. Se un altro composto presenta una struttura simile, il test può scambiarlo per la sostanza cercata, senza che nelle urine ci sia traccia di fentanyl.

Il caso descritto dai ricercatori dell'Iss è proprio questo: un test rapido indica la presenza della droga, ma le analisi di laboratorio, più approfondite, non la confermano. Un risultato positivo a uno screening, dunque, non equivale alla prova che la sostanza sia stata assunta, e il rischio è quello di generare sospetti ingiustificati su persone che stanno semplicemente seguendo una terapia.

Che cosa si sapeva già sul risperidone

L'interferenza di questo antipsicotico non è del tutto nuova nella letteratura internazionale. Uno studio di validazione su un test immunochimico per il fentanyl aveva già osservato una reattività crociata sia con il risperidone sia con il suo metabolita attivo, il paliperidone, noto anche come 9-idrossirisperidone. Gli autori ipotizzavano che la causa fosse un frammento chimico in comune con il fentanyl e rilevavano che l'effetto compariva soprattutto a concentrazioni elevate, raccomandando la conferma di tutti i campioni risultati positivi.

Altre segnalazioni, soprattutto statunitensi, collegano falsi positivi per il fentanyl anche a ulteriori farmaci, come il trazodone e l'iloperidone. In una ricerca condotta su una coorte di veterani, la quota di falsi positivi accertati con test di conferma in due strutture ha raggiunto il 49,9%, a dimostrazione di quanto lo screening immunologico, preso da solo, possa trarre in inganno.

Perché serve la conferma in laboratorio

Le tecniche di laboratorio più specifiche, come la spettrometria di massa, non si basano sul riconoscimento di una forma chimica approssimativa ma identificano la molecola con precisione, distinguendo il fentanyl da farmaci strutturalmente affini. Per questo l'Iss indica come pratica necessaria il ricorso a questi esami ogni volta che il risultato di un test rapido non coincide con il quadro clinico o con la storia terapeutica della persona.

La raccomandazione riguarda in modo particolare i contesti in cui l'esito dello screening può avere conseguenze dirette, dai servizi per le dipendenze ai pronto soccorso, dove conoscere i farmaci assunti dal paziente consente di interpretare correttamente un esame positivo.

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