Antonella Palmisano denuncia la marginalizzazione della marcia: "Basta medaglie silenziose"
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Redazione Sport
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La marciatrice azzurra Antonella Palmisano ha scatenato un acceso dibattito dopo aver denunciato, attraverso un post su Instagram, quella che percepisce come una sistematica emarginazione della sua disciplina. L’atleta pugliese, che vanta un oro olimpico e un recente argento mondiale, ha puntato il dito contro European Athletics, colpevole di aver pubblicato un post promozionale per i prossimi Europei di Birmingham 2026 nel quale, elencando i medagliati continentali, veniva del tutto omesso il suo secondo posto conquistato a Tokyo. Un’assenza, questa, che la campionessa non ha inteso tollerare, definendola l’ultimo episodio di una lunga serie.
Lo sfogo sociale di Antonella Palmisano
«Mi sono rotta le scatole: adesso si sta superando il limite», ha scritto con amarezza Palmisano, la cui esasperazione traspare da ogni riga del suo sfogo social. La marciatrice, che oltre al titolo olimpico può fregiarsi di quello europeo, ha aggiunto di essere «stanca delle medaglie silenziose», descrivendo una sensazione di progressivo svilimento per una specialità, la marcia, che sembra essere trattata come “uno sport di serie B”. Il suo risentimento, peraltro, non si è indirizzato soltanto verso l’organismo continentale, ma ha incluso anche la Federazione Italiana, di cui ha criticato i responsabili della comunicazione per aver condiviso quel contenuto incompleto.
La replica della Federazione
La replica del presidente della Fidal, Stefano Mei, non si è fatta attendere, arrivando nel giro di poche ore per cercare di placare le acque. Mei ha categoricamente smentito di operare distinzioni tra le diverse specialità dell’atletica, affermando di non aver «mai fatto figli e figliastri». Il numero uno della federazione ha inoltre precisato di aver già parlato personalmente con l’atleta e di aver ottenuto la modifica del post incriminato, un dettaglio che prova a stemperare la portata dell’incidente ma che, evidentemente, non è bastato a sanare il profondo malessere della marciatrice.
Una questione di visibilità e rispetto
La questione sollevata da Palmisano, al di là della specifica vicenda, getta una luce cruda sulle dinamiche comunicative e sulla percezione di alcune discipline all’interno del vasto panorama atletico. Quando un’atleta di altissimo livello si sente costretta a ricorrere ai social network per vedersi riconosciuto il valore di un argento mondiale, significa che qualcosa, nel sistema di valorizzazione dei successi, non sta funzionando come dovrebbe. La sua protesta, che va ben oltre un semplice caso di svista, segnala una ferita aperta che riguarda la visibilità e il rispetto dovuti a chi, comunque, porta lustro allo sport nazionale.




