Tajani: le risposte ai coloni devono essere nei fatti, mentre Netanyahu chiede la grazia
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, definisce "inaccettabile" l'aggressione subita da tre attivisti italiani in Cisgiordania, episodio che ha coinvolto anche una cooperante canadese e che si inserisce in un quadro di tensioni sempre più acute. Intervenendo a "Mattino 5", Tajani ha sottolineato come l'Italia continuerà a insistere presso Israele affinché si vada "oltre le risposte formali", pretendendo che si agisca in maniera determinata per bloccare le violenze dei coloni, alcuni dei quali, com'è noto, trovano sostegno in partiti della coalizione di governo. "Le risposte devono essere nei fatti", ha ribadito il ministro, richiamando la necessità di un'azione concreta, mentre sullo sfondo la politica interna israeliana è attraversata da un evento senza precedenti: la richiesta di grazia presentata dal primo ministro Benjamin Netanyahu al presidente.
L'agguato nei pressi di Gerico
L'episodio specifico, che ha visto come vittime i cooperanti, si è consumato all'alba nei pressi di Gerico, quando un gruppo di una decina di coloni, armati di bastoni e fucili e con il volto coperto, ha fatto irruzione nella casa dove gli attivisti stavano dormendo. L'aggressione, descritta con dovizia di particolari sebbene senza dettagli espliciti, rappresenta un'ulteriore, pericolosa escalation in un territorio dove gli attacchi ai danni di villaggi palestinesi sono divenuti quasi quotidiani, finendo per coinvolgere ora in modo diretto anche cittadini europei. Tajani, pur rassicurando sulle condizioni delle persone coinvolte, ha dovuto prendere atto della gravità di un fatto che ha immediatamente richiamato l'attenzione internazionale.
La posizione italiana e la condotta europea
La ferma condanna espressa da Roma non è isolata, ma si colloca sulla scia di una nota congiunta diffusa pochi giorni prima insieme a Francia, Germania e Gran Bretagna, nella quale si denunciava apertamente l'operato dei coloni in quelle aree. L'Unione Europea, del resto, ha già avviato misure restrittive nei confronti di alcuni di essi, dimostrando come la questione sia percepita come destabilizzante e prioritaria. L'insistenza di Tajani affinché Israele "incida in maniera determinata" riflette una preoccupazione crescente, quella che le dichiarazioni di circostanza non siano più sufficienti di fronte a una violenza sistematica che mina qualsiasi prospettiva di dialogo e che, come dimostrato, non risparmia neppure gli stranieri impegnati in attività di cooperazione.
Il contesto politico israeliano
Parallelamente alle dinamiche in Cisgiordania, la scena politica israeliana è scossa da un evento interno di portata storica, la richiesta di grazia presentata da Netanyahu al presidente. Questo gesto, che ha pochi precedenti, introduce una variabile del tutto nuova e imprevedibile nel già complesso panorama nazionale, mentre il governo deve confrontarsi con le pressioni provenienti dall'estero riguardo al controllo dei coloni. La vicenda giudiziaria del primo ministro si interseca così, sebbene indirettamente, con le urgenze della politica estera e con le relazioni diplomatiche, creando un intreccio di difficile soluzione per un esecutivo in cui, come ricordato dallo stesso Tajani, non mancano forze politiche vicine alle ragioni degli insediamenti.




