Manifestazione a Roma contro il decreto sicurezza, mentre in Aula scoppia la protesta simbolica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre le strade di Roma si preparano ad accogliere, domani 31 maggio, una manifestazione nazionale contro il cosiddetto "decreto sicurezza", definito da più parti "pericoloso e incostituzionale", in Parlamento la tensione politica ha già raggiunto livelli significativi. Il provvedimento, che secondo i critici restringe gli spazi democratici e criminalizza il dissenso, è al centro di un acceso dibattito che ha visto anche gesti plateali di protesta.
Tra questi, quello del deputato dem Marco Mancini, il quale, durante il dibattito in Aula, ha scelto di rimanere in silenzio per otto minuti, incrociando le braccia. «Eravamo d’accordo che avrei fatto l’intervento riprendendo le argomentazioni del governo», ha ironizzato prima di lasciar cadere il vuoto, accolto dagli applausi dei colleghi. Un gesto simbolico, ma che riflette lo scontro sempre più acceso tra maggioranza e opposizione.
Intanto, le organizzazioni sindacali, le associazioni ambientaliste e i movimenti per i diritti dei migranti si mobilitano per quella che viene descritta come una giornata di "passione". Non mancano, tuttavia, le polemiche da parte di chi accusa le "solite sigle rosse" di preparare nuovi scontri, dopo gli episodi di violenza verificatisi due giorni fa, quando alcuni manifestanti avevano aggredito agenti di polizia.
Sul fronte istituzionale, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato con sarcasmo le critiche rivolte al decreto: «Opposizioni dicono che riporta agli anni del fascismo? Abbiamo sentito, c’entrava sicuramente il fascismo». Una battuta che, al di là dell’ironia, sottolinea la polarizzazione del confronto politico.




