Epatite dopo una cena di sushi ad Anagni, il neuroscienziato Brandon Matteo Ascenzi ricoverato allo “Spallanzani”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un malore, subito dopo una cena a base di pesce crudo, lo ha portato al ricovero in uno dei centri di eccellenza per le malattie infettive. Brandon Matteo Ascenzi, trentenne di Anagni dalla doppia vita, divisa tra la ricerca neuroscientifica e la carriera di baritono, si trova da alcuni giorni all’ospedale Spallanzani di Roma per una epatite acuta, una condizione che, come lui stesso racconta dal letto d’ospedale, avrebbe contratto dopo aver consumato sushi in un ristorante situato nella provincia di Roma, al confine con la Ciociaria. Biologo e prossimo alla laurea in Medicina, Ascenzi ha voluto rendere pubblica la sua vicenda, nella quale la scienza medica si intreccia ora con un’indagine sanitaria, non solo per raccontare il suo stato di salute, ma anche per lanciare un monito sulla sicurezza alimentare.

La dinamica del contagio e il ricovero: dalla febbre alle transaminasi a 3500

La sequenza degli eventi, ricostruita attraverso le parole del neuroscienziato, è chiara nei suoi passaggi clinici. Trascorsa circa una settimana dalla cena incriminata, Ascenzi ha iniziato ad accusare i primi sintomi, inizialmente subdoli e fuorvianti: una febbre che ha toccato i 38 gradi, poi un fugace miglioramento che poteva far pensare a una banale influenza. Ma il quadro clinico, come spesso accade in queste forme di epatite, ha subito una brusca accelerazione. Sono comparsi segni inequivocabili di sofferenza epatica, come urine di colore particolarmente scuro e una spossatezza profonda e invalidante. A quel punto, la decisione di sottoporsi ad accertamenti approfonditi ha portato al trasferimento d'urgenza allo Spallanzani, istituto nazionale di riferimento per le malattie infettive. Gli esami del sangue hanno fotografato una situazione critica: le transaminasi, enzimi la cui presenza nel sangue indica un danno alle cellule del fegato, avevano raggiunto un valore di 3500, a fronte di un range di normalità che si attesta tra i 20 e i 40. Un dato, questo, che certifica la violenza dell’infiammazione e la necessità di un monitoraggio costante. «Si tratta di un’epatite che, per le sue caratteristiche – ha spiegato il giovane ricercatore –, si contrae consumando pesce non trattato correttamente». Attualmente sotto osservazione, le sue condizioni sono in miglioramento e i medici ipotizzano una dimissione nei prossimi giorni, seppur con la prospettiva di dover proseguire la terapia a casa e sottoporsi a verifiche periodiche della funzionalità epatica.

L’inchiesta della Asl e i controlli sul locale: un caso di salute pubblica

Parallelamente al ricovero, si è messo in moto l’iter burocratico-sanitario per accertare le responsabilità e la catena del contagio. L’ufficio d’igiene della Asl ha già contattato Brandon Matteo Ascenzi per raccogliere una dettagliata ricostruzione dei fatti e, soprattutto, per avviare le dovute verifiche all'interno del ristorante dove il trentenne avrebbe consumato il pasto incriminato. Gli ispettori, a questo punto, dovranno concentrarsi sul rispetto delle procedure di abbattimento del pesce destinato al consumo crudo e sulla scrupolosa osservanza delle norme igienico-sanitarie che la legge impone per la somministrazione di alimenti considerati ad alto rischio. È ancora prematuro, spiegano gli inquirenti, stabilire con certezza un nesso causale diretto, ma l’autorità sanitaria sta già verificando l’eventuale esistenza di altre segnalazioni analoghe, sia da parte di altri clienti che del personale che opera nel locale. Lo stesso Ascenzi, dal canto suo, ha dichiarato di voler attendere l’esito ufficiale di queste verifiche prima di valutare qualsiasi iniziativa legale, pur sottolineando con forza un principio fondamentale: «Chi propone sushi deve garantire il massimo rigore nel trattamento degli alimenti, non si può abbassare la guardia quando si parla di salute pubblica».

Un profilo eclettico: lo scienziato e l’artista

La figura di Brandon Matteo Ascenzi, ad Anagni e non solo, è nota per un eclettismo che unisce discipline apparentemente distanti. Oltre al suo curriculum accademico, che lo vede biologo, neuroscienziato stimato e ormai alle battute finali del percorso in Medicina, il trentenne coltiva da sempre una passione per il canto, che lo ha portato a calcare le scene di teatri d’opera, come baritono, e a condividere questa sua arte anche come insegnante di canto. Un profilo, il suo, che aggiunge un alone di particolare umanità a una vicenda di cronaca che, altrimenti, rischierebbe di rimanere confinata nel solo ambito sanitario-giudiziario. La sua stessa capacità di raccontare con precisione scientifica i sintomi, la malattia e il decorso clinico – dalla febbre iniziale fino al picco delle transaminasi – non può che giovare alla comprensione pubblica di un rischio, quello legato al consumo di pesce crudo, spesso sottovalutato. La speranza, ora, è che il peggio sia davvero passato e che si possa tornare presto a parlare di lui per le sue ricerche o per le sue interpretazioni liriche, piuttosto che per una emergenza sanitaria contratta a tavola.

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