Via al voto per i fuorisede nei referendum dell’8 e 9 giugno: le novità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Governo ha dato il via libera a una misura che amplia il diritto di voto per i fuorisede, non solo studenti ma anche lavoratori, in occasione dei referendum previsti per l’8 e 9 giugno. La decisione, annunciata il 14 marzo, è stata formalizzata con l’approvazione del decreto Elezioni dal Consiglio dei ministri. Questo provvedimento consente a chi si trova temporaneamente lontano dal comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di esercitare il proprio diritto di voto senza dover fare ritorno a casa. Una novità significativa, che segue quanto già sperimentato durante le scorse elezioni europee, ma che questa volta si estende a una platea più ampia, includendo anche i lavoratori.

Il decreto, oltre a facilitare la partecipazione alle consultazioni referendarie, introduce un’altra importante modifica: il voto si svolgerà in due giorni, una scelta pensata per favorire una maggiore affluenza. Le operazioni di voto per i referendum si terranno domenica 8 giugno, dalle 7 alle 23, e lunedì 9 giugno, dalle 7 alle 15, in concomitanza con i ballottaggi delle elezioni amministrative. Questa doppia giornata elettorale, già prevista per le amministrative del 2025, è stata estesa anche ai referendum, creando un vero e proprio election day.

In Calabria, intanto, sono 19 i comuni che si preparano al voto per le amministrative del 2025, con date fissate dal Consiglio dei ministri. Le elezioni locali, che si terranno il 25 e 26 maggio, vedranno un primo turno seguito dal ballottaggio abbinato ai referendum. Una scelta che ha sollevato polemiche, come quelle espresse da Riccardo Magi, segretario di +Europa, secondo cui l’abbinamento tra referendum e ballottaggi sarebbe dettato dalla “paura” del Governo. Magi ha lanciato un appello alla mobilitazione, sottolineando che “mancano 80 giorni per tentare di superare l’ostacolo” e che “il tempo è adesso”.

I quesiti referendari, cinque in totale, toccano temi sensibili: quattro riguardano il Jobs Act, su cui si è mobilitata la Cgil guidata da Maurizio Landini, mentre il quinto punta a modificare la legge sulla cittadinanza, mettendo in discussione lo ius sanguinis, principio cardine della normativa italiana. Una sfida che, se approvata, potrebbe portare a un cambiamento significativo nel sistema di acquisizione della cittadinanza.

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