Unem: “Approccio responsabile sui prezzi, assurdo parlare di tasse su extraprofitti”
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Redazione Economia
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La situazione nello Stretto di Hormuz, che fatica a sbloccarsi nonostante la tregua in atto tra Stati Uniti e Iran, rischia di proiettare i prezzi dei carburanti verso nuovi, ulteriori rincari. A lanciare l’allarme, intervenuto ai microfoni di "24 Mattino" su Radio 24, è Gianni Murano, presidente dell’Unem (Unione energie per la Mobilità), l’associazione che rappresenta i produttori e i distributori lungo tutta la filiera. Secondo Murano, che osserva con attenzione l’andamento del Brent e del prezzo internazionale del gasolio, le quotazioni stanno risalendo in maniera piuttosto vivace proprio in queste ultime ore, vanificando di fatto le lievi flessioni registrate nei giorni scorsi. La sua analisi, suffragata dai dati di mercato, suggerisce quindi che la tregua diplomatica non sia ancora riuscita a rimuovere l’incertezza che grava sugli approvvigionamenti energetici globali, un’incertezza che finisce inevitabilmente per scaricarsi sui listini alla pompa.
La posizione dell’Unem e il caso degli extraprofitti
Uno dei punti più spinosi, in questa fase di tensione sui prezzi, riguarda la distribuzione dei guadagni lungo la catena del valore. Mentre il governo (dopo l’incontro con il ministro delle Imprese Adolfo Urso) spinge per un contenimento dei listini e l’opposizione torna a parlare di possibili interventi fiscali sugli extraprofitti, Murano ha voluto chiarire la posizione della sua associazione, definendo “assurdo” il dibattito su una tassa ad hoc. Il presidente dell’Unem, infatti, spiega che il settore cosiddetto "downstream" – quello che va dalla raffineria fino ai distributori, ovvero il cuore dell’industria italiana – in questa fase sta operando con margini compressi, talvolta addirittura negativi. A suo dire, è un approccio miope quello di chi parla di super-profitti in un momento in cui le aziende italiane stanno cercando di assorbire l’urto dei rincari delle materie prime senza ribaltarlo completamente sull’utente finale, mostrando così un comportamento che lui stesso definisce “responsabile e consapevole”. Di fatto, secondo Murano, i veri profitti legati alla crisi vanno ricercati nella fase estrattiva a monte, non certo nella distribuzione sul territorio nazionale, che in questo scenario rischia solo di perdere credibilità per gli investimenti futuri.
La mobilitazione dell’autotrasporto
Se il fronte politico ed economico è scosso, quello sociale non è da meno. I costi del gasolio, che si attestano stabilmente sopra i due euro al litro (con punte che superano i 2,04 euro sulla rete ordinaria e picchi ancora più alti in autostrada), stanno mettendo in ginocchio il comparto dell’autotrasporto. In una nota diffusa nei giorni scorsi, Unatras (l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci) ha annunciato che durante le riunioni svoltesi nel fine settimana dell’11 e 12 aprile è emerso un orientamento “univoco” e favorevole al fermo nazionale, un atteggiamento che – spiega il coordinamento – unisce imprese di piccole e medie dimensioni. Tra i fattori definiti “dirompenti” dagli operatori del settore vi è l’atteggiamento giudicato irresponsabile da parte della committenza, che determinerebbe una riduzione fino a 40 centesimi al litro, oltre alla mancanza di attenzione da parte del governo (nonostante le dichiarazioni del ministro Urso, che aveva assicurato decisioni a favore del settore). L’aggravio dei costi, che si traduce in un extracosto fino a 9mila euro annui per veicolo pesante, sta costringendo molte aziende a lavorare in perdita, rendendo concreta l’ipotesi della protesta per le prossime settimane.
Vertice a Palazzo d’Orleans e costi dello Stretto
Nel frattempo, la politica cerca di correre ai ripari, almeno a livello regionale, per tamponare le ferite più profonde del sistema logistico. È in corso a Palazzo d’Orléans una riunione indetta dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, alla quale partecipano l’assessore delle Infrastrutture Alessandro Aricò, il presidente di Irfis Giulio Guagliano, il capo di gabinetto Salvatore Sammartano e Simona Vicari (esperta nel settore dei trasporti). Al centro del tavolo, la necessità di definire soluzioni immediate per sostenere l’aumento dei costi del trasporto merci a carico delle imprese e dei traghettatori, con un’attenzione particolare alla criticità dello Stretto di Messina. La tratta che collega Messina a Villa San Giovanni – e viceversa – rappresenta un’arteria fondamentale per gli scambi commerciali con l’isola, e i rincari del carburante rischiano di avere ripercussioni a cascata non solo sui noli marittimi, ma anche, in ultima analisi, sui prezzi al consumo dei prodotti finiti che raggiungono la Sicilia via mare. La Regione, consapevole di queste dinamiche, sta dunque cercando di mettere in campo misure tampone per alleviare il peso delle bollette sulle compagnie di navigazione, un anello spesso dimenticato della lunga catena della logistica nazionale.




