Contratto Funzioni centrali, la firma della Cgil porta gli aumenti fino a 221 euro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo settimane di serrate trattative, l’ipotesi di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il comparto delle Funzioni centrali (quello che interessa i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti pubblici non economici) è stata finalmente sottoscritta, e stavolta l’intesa porta con sé una novità che non è passata inosservata: la firma della Funzione Pubblica Cgil, che nella precedente tornata contrattuale aveva scelto di restare fuori.

A darne notizia, attraverso una nota ufficiale, è stato lo stesso segretario generale Maurizio Landini, il quale ha espresso una “soddisfazione” che, a ben vedere, si fonda su due pilastri ben precisi: il recupero del potere d’acquisto e l’innovazione normativa. L’accordo, che riguarda da vicino quasi duecentomila lavoratori, introduce infatti un meccanismo definito “storico” per la pubblica amministrazione, ovvero una clausola di salvaguardia che monitora l’andamento dell’inflazione per evitare che i salari vengano nuovamente erosi, un’eventualità che la Cgil non intende più ripetere.

Le cifre dell’accordo e la distribuzione per aree

Venendo agli aspetti economici, che rappresentano sempre il nodo più delicato di ogni vertenza, il rinnovo previsto per il triennio 2025-2027 garantisce un incremento medio mensile di circa 162 euro lordi, cifra che, moltiplicata per le tredici mensilità, restituisce un guadagno annuo non trascurabile.

Tuttavia, non si tratta di un aumento uguale per tutti, e la differenziazione, in questo caso, premia le qualifiche più alte: si va infatti da un minimo di 126,60 euro per l’area degli operatori fino a un massimo di 221 euro per i dipendenti inquadrati nell’area delle elevate professionalità, passando per i funzionari (161,80 euro) e gli assistenti (133,20 euro).

Questi importi, come specificato nel documento sottoscritto all’Aran, non entreranno in vigore in un’unica soluzione, ma saranno distribuiti in tre diverse tranches con decorrenza primo gennaio di ciascun anno del triennio, il che significa che gli arretrati maturati dal 2025 saranno corrisposti ai lavoratori solo a valle dell’iter burocratico di applicazione.

Le novità in materia di intelligenza artificiale e ferie

Oltre agli aspetti puramente salariali, e forse con un peso politico persino maggiore, il nuovo contratto introduce elementi che toccano la sfera dei diritti e dell’organizzazione del lavoro, a partire da un capitolo inedito dedicato all’intelligenza artificiale. Le amministrazioni, da oggi, sono obbligate a informare i rappresentanti dei lavoratori qualora vengano adottati sistemi algoritmici: una rivoluzione silenziosa che sancisce il principio per cui nessuna decisione automatica può essere presa in materia disciplinare, valutativa o economica.

Ogni atto assistito dall’Ia, recita la bozza, è soggetto a revisione umana, e il dipendente ha il diritto di conoscere i criteri di funzionamento del software. Parallelamente, Landini ha rivendicato con forza un altro risultato, atteso per oltre trent’anni: l’abolizione del regime differenziato delle ferie per i neoassunti. Una norma, quest’ultima, che elimina una disparità storica tra chi entra nel mondo del lavoro e chi ha già una certa anzianità, riconoscendo a tutti lo stesso trattamento pieno a partire dal primo gennaio 2027.

La regolamentazione del lavoro agile e le nuove figure professionali

Il testo dell’ipotesi di accordo, che ora passerà al vaglio dei lavoratori attraverso i referendum, non si limita a rattoppare le crepe del vecchio sistema, ma prova a guardare avanti disciplinando ambiti rimasti per troppo tempo in una sorta di vuoto normativo. Si pensi, ad esempio, al lavoro agile e da remoto, per cui sono state introdotte tutele rafforzate per le categorie più vulnerabili, o all’istituzione della figura professionale del social media e digital manager all’interno degli uffici pubblici, un ruolo che fino a ieri non esisteva nemmeno nelle previsioni contrattuali.

Presente anche un “patentino delle competenze” per riqualificare il personale, oltre a permessi retribuiti per effettuare gli screening oncologici previsti per gli over 50. Certo, non tutte le sigle hanno aderito: fuori dal coro è rimasta l’Usb, che giudica l’incremento insufficiente rispetto al caro-vita, ma la firma della Cgil cambia il peso specifico dell’intesa, spazzando via quella sensazione di isolamento che aveva caratterizzato la protesta del sindacato di Landini nelle precedenti tornate.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.