Le azzurre del volley, un trionfo costruito su talento e carattere
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Redazione Sport
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Myriam Sylla, che aveva promesso di non rivivere certi tormenti per la propria salute mentale, ha invece guidato la squadra con una leadership tanto determinata quanto inattesa. La sua, come quella di tutte le compagne, è stata una prestazione che ha superato ogni più rosea aspettativa, culminata in una vittoria che ha dell’epico. A coronare il successo, il riconoscimento individuale ad Alessia Orro, eletta miglior giocatrice dell’intera competizione nonostante una fastidiosa distorsione che ne ha messo a dura prova la tenacia.
Un capitolo a parte merita l’attacco, dove l’ex rivalità tra Paola Egonu e Ekaterina Antropova si è trasformata in un’arma letale e insostenibile per le avversarie. Come ha sottolineato Giulia Pisani, commentatrice tecnica per la Rai, «chi ha Egonu e Antropova come opposte? Nessuno». Una considerazione che si estende a tutti i reparti, da quello centrale alla regia, disegnando il ritratto di una squadra senza apparenti punti deboli.
A guidare questo gruppo straordinario c’è Julio Velasco, un maestro le cui radici affondano in una storia personale segnata anche dalla tragedia, avendo perso un fratello durante gli anni bui della dittatura argentina. Il tecnico settantatreenne, giunto da La Plata, ha impresso il suo marchio inconfondibile, fatto di ordine, gruppo e una preparazione mentale che è diventata proverbiale. La sua capacità di fondere talenti puri in un meccanismo perfetto si è rivelata, ancora una volta, decisiva.




